WALKER EVANS Anonymous / Italia

7 maggio – 10 luglio 2016

due mostre_ oltre 200 fotografie, magazine, edizioni rare e documenti.

Gli scatti del maestro che ha scritto alcune delle pagine più memorabili del Novecento americano.

A city street will tell you as much in its way as your morning newspaper tells.
One fact it will not only tell you but rub into you hard: everybody works.

 

Divenuto celebre per aver immortalato gli Stati Uniti della crisi economica degli anni trenta, Walker Evans ha influenzato con le sue immagini il modo di fotografare di diverse generazioni di fotografi, da Robert Frank a Henry Callahan a Luigi Ghirri, fino ad arrivare alle basi della corrente neorealista italiana.
Una fotografia, la sua, capace di impressionare per la semplicità ed efficacia nella descrizione di luoghi e persone e che lo ha portato ad essere definito pioniere della  “straight photography”. I suoi scatti, infatti, prevalentemente in bianco e nero e con uno stile documentaristico austero e distaccato, hanno saputo rappresentare brani di quotidianità – persone, paesaggi, edifici, oggetti – casuali e volutamente impersonali, divenuti simboli del mondo da cui sono tratti e della cultura americana degli anni del New Deal. Uno degli aspetti che rendono grande Walker Evans è la sua capacità di donare alla realtà ritratta, umile e schietta, non solo bellezza ma anche, e soprattutto, dignità.

La mostra WALKER EVANS. Anonymous, arriva in Italia, a Palazzo Magnani, dopo le tappe europee di Arles e Bruxelles.  Presenta il lavoro foto-redazionale sviluppato da Evans su numerose riviste americane a partire dal 1929.
La mostra WALKER EVANS. Italia, prodotta espressamente per Fotografia Europea 2016 e per Palazzo Magnani, propone una selezione di fotografie del maestro americano – provenienti da collezioni pubbliche e private italiane – che hanno ispirato il linguaggio poetico di numerosi fotografi dell’immediato dopoguerra come Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Luigi Ghirri.

L’approfondimento proposto da Palazzo Magnani sulla figura di Walker Evans offre un contributo significativo al concept del Festival Fotografia Europea 2016, che invita ad un’ampia riflessione sul concetto di “strade, viaggi, confini” dentro al racconto fotografico. Le due mostre, infatti, conducono il visitatore in un viaggio tra realtà nude, incontri casuali, luoghi e strade pulsanti di quotidianità e evidenziano contestualmente le potenzialità e i confini che il mezzo fotografico ha saputo esprimere grazie alla visione e alle mani sapienti di uno dei suoi maestri indiscussi.

WALKER EVANS. Anonymous
a cura di David Campany, Jean-Paul Deridder e Sam Stourdzé

prodotta da Foundation A Stichting, Bruxelles, e da Rencontres d’Arles

promossa da Fondazione Palazzo Magnani e Comune di Reggio Emilia

catalogo: David Campany, Walker Evans, The Magazine Work, Steidl, 2014.

La mostra – che arriva a Palazzo Magnani in anteprima nazionale dopo le tappe europee di Arles e Bruxelles – indaga un aspetto meno noto della produzione di Walker Evans, ponendo l’accento sulle immagini pubblicate nelle riviste americane di grande diffusione a partire dal 1929.
Nel corso di questa esperienza, Evans sviluppa un metodo e una poetica basati su una stretta connessione e complementarietà tra immagini e testi. A differenza di molti fotografi, infatti, Walker Evans non lavorava per i magazine esclusivamente come fotografo, ma seguiva l’intero processo che conduceva alla pubblicazione delle sue immagini. Era lui stesso spesso a scegliere il tema, a scrivere i testi, a selezionare le foto e a curare l’impaginazione. Usava il bianco e nero, ma anche il colore.
Nel corso di quasi quattro decenni Evans ha utilizzato le pagine della rivista popolare per diffondere un suo “contro-commento” alla società americana e ai suoi valori, una sorta di “resistenza culturale”. Mentre i mass media indugiavano sul culto della celebrità, Evans fotografava anonimi cittadini, creando immagini dirette e frontali delle condizioni del paese, con uno stile austero, di una chiarezza e semplicità prive di ogni forma di idealismo romantico. Là dove i mass media hanno promosso il consumismo, Evans ha indagato gli oggetti che hanno caratterizzato la vita quotidiana degli americani e le tracce del passato e dello scorrere del tempo che permeano il presente. Era interessato a soggetti “diversi” come le automobili delle discariche, i graffiti, le vetrine dei negozi e le cartoline.
I “foto-racconti” di Evans, sicuramente innovativi, ma dotati di un linguaggio visivo classico, sono stati trascurati dalla storia e dalla critica fotografica fino a poco tempo fa. La mostra Anonymous – curata da David Campany, Jean-Paul Deridder e Sam Stourdzé – presenta numerose riviste originali, stampe d’epoca oltre a diversi documenti e materiali (oltre 100 fotografie e 80 riviste e magazine) che illustrano questo aspetto inedito del lavoro di Walker Evans che può essere definito un pioniere della fotografia moderna, dell’editing, della scrittura e del design grafico.
In mostra sono esposti inoltre gli scatti con cui Evans – armato di una fotocamera Contax formato 35 mm nascosta sotto il cappotto – ha voluto immortalare cittadini senza nome sulle strade americane e nella metropolitana di New York. Le immagini, di sapore amatoriale e vernacolare, sono una straordinaria celebrazione della vita quotidiana.

WALKER EVANS. Italia
a cura di Laura Gasparini

prodotta e promossa da Fondazione Palazzo Magnani, Comune di Reggio Emilia e Biblioteca Panizzi

catalogo a cura di Laura Gasparini, Walker Evans. Italia, Silvana Editoriale, 2016

Accanto alla mostra dedicata al Labor “Anonymous” di Walker Evans, la Fondazione Palazzo Magnani propone una esposizione, prodotta per l’occasione e presentata in anteprima nazionale, di grande originalità e interesse rivolta alla fortuna che il maestro americano ha riscosso in Italia a partire dagli anni cinquanta.
La mostra, intitolata Walker Evans. Italia, desidera sottolineare lo stretto rapporto tra la generazione dei fotografi dell’immediato dopoguerra, in particolare Gabriele Basilico, Olivo Barbieri, Guido Guidi, Luigi Ghirri e l’opera di Walker Evans che, come quella di Lee Friedlander, Robert Franck, William Eggleston, è stata fondamentale riferimento per la cultura visiva italiana dell’epoca, influenzando la ricerca artistica in ambito fotografico e non solo, e andando ad arricchire spesso le collezioni pubbliche e private. Indagando gli archivi di questi autori, infatti, sono emerse fotografie di Evans, ma anche cartoline, monografie e libri rari – come le edizioni della mostra antologica, prima della storia intitolata a un singolo fotografo, che il MoMa di New York dedica a Evans nel 1971. Ne è risultato uno spaccato generazionale culturalmente attento non solo al linguaggio fotografico ma anche all’aspetto narrativo ed editoriale.
L’esposizione, curata da Laura Gasparini, è fotografica e bibliografica insieme. Sarà possibile infatti ammirare, accanto ad oltre 50 opere di Evans provenienti da collezioni pubbliche (Centro Studi e Archivio della Comunicazione–CSAC dell’Università di Parma, Galleria Civica di Modena) e private (Fondazione Mast, la collezione di Guido Bertero e Marco Antonetto, la collezione di Giovanna Calvenzi e Gabriele Basilico), anche numerosi libri ed edizioni rare presenti nelle raccolte personali di Ghirri, Basilico, Barbieri e Guidi, insieme ad alcuni esemplari scatti degli stessi maestri italiani scaturiti dalla riflessione sulla lezione del grande maestro americano.
Le immagini in mostra evidenziano la profonda influenza di Evans su questi fotografi dal punto di vista formale e compositivo, nell’accuratezza dell’immagine e nella ricerca di equilibrio tra documentazione e interpretazione, e motivano anche il grande interesse riservato dalla critica a loro e a Evans, a testimonianza di quanto il gusto e l’attenzione per la fotografia documentale, una volta relegata al mondo degli archivi e della documentazione, abbia subito un’evoluzione straordinaria , rientrando a pieno titolo nelle collezioni  d’arte.

Walker Evans (3 novembre 1903, St. Louis, Missouri – 10 aprile 1975, New Haven, Connecticut) appassionato di letteratura – Flaubert, Baudelaire, Joyce, Hemingway – dopo aver trascorso un anno a Parigi, studiano alla Sorbona, torna a New York nel 1927 con l’intenzione di diventare uno scrittore. I suoi primi soggetti fotografici sono dedicati alla vita urbana di Manhattan alla fine del 1920, immagini fortemente influenzate dal modernismo europeo.
Nel 1934 inizia la sua collaborazione con la rivista Fortune. Dal 1935 al 1937, Evans lavora per la Resettlement Administration, in seguito ribattezzata Farm Security Administration o FSA. La mission di questa agenzia governativa del Ministero dell’Agricoltura era quello di fornire uno spaccato fotografico dell’America rurale nel periodo della Grande Depressione per sostenere la politica progressista dell’amministrazione del presidente Franklin Roosevelt.
Walker Evans attraverserà molti stati americani – Pennsylvania, West Virginia, South Carolina, Georgia, Alabama, Mississippi e Louisiana – dotato di un fotocamera di grande formato (8×10 pollici). Qui realizzerà la maggior parte delle sue immagini divenute leggendarie. Nutrito della fotografia di Mathew Brady, Paul Strand, Ralph Steiner e soprattutto Eugène Atget e August Sander, Evans associa a un’immagine documentaria (sintesi del mondo tangibile, immagine chiara, pulita, silenziosa) la sua traduzione soggettiva, la sua interpretazione poetica. Usa il termine di stile documentario [documentary style] e parla di documentario lirico per descrivere il suo approccio. Nell’estate 1936, Walker Evans lascia la FSA e parte in direzione Alabama con il suo amico, lo scrittore James Agee, assunto da Fortune per realizzare un reportage sulla mezzadria del cotone. Vivranno per diverse settimane con le famiglie Burroughs, Tingle e Fields. Il libro Let Us Now Praise Famous Men sarà pubblicato nel 1941.
Nel 1938 il Museum of Modern Art di New York pubblica American Photographs in occasione della prima retrospettiva dell’opera di Walker Evans. Questo libro rimane una delle opere chiave della storia della fotografia. Bisognerà attendere il 1971 affinché il MoMA lo consacri con una nuova mostra.
Tra il 1938 e il 1941, Evans realizza una considerevole serie di ritratti nella metropolitana di New York (Many are Called pubblicato nel 1966). Dotato di una Contax 35 mm nascosta sotto il cappotto invernale, Evans fotografa, a breve distanza, passeggeri “inconsapevoli” seduti di fronte a lui, immersi nei loro pensieri. Diffidando sempre della dimensione arty di una certa fotografia, aperta alla cultura popolare, all’architettura vernacolare, va rapidamente ad interessarsi alla stampa illustrata. Raccoglie o colleziona immagini di diversa tipologia, cartoline, cartelloni pubblicitari, ritagli di giornale … Collabora con numerose riviste come Harper ‘s Bazaar, Vogue, Architectural Forum e Life.
Labor Anonymous è pubblicato sulla rivista Fortune nel novembre 1946. Nel 1948, Walker Evans è nominato redattore fotografico a Fortune, una posizione che occuperà per diciassette anni e che gli permetterà di affinare la sua analisi sulla messa in sequenza delle immagini e sul rapporto tra immagine e parola. Nel 1973, Evans scopre la tecnica a stampa istantanea Polaroid SX70. Trae così un’importante serie di fotografie a colori incentrate sull’interpretazione geometrica di segnali stradali, oggetti dipinti, insegne, e rifiuti… Queste Polaroids rivelano molto anche dei suoi ritratti personali, le sue ultime immagini.

 





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