Strand Zavattini Un paese

5 maggio – 9 luglio 2017

FOTOGRAFIA EUROPEA 2017 – XII edizione

 

Paul Strand e Cesare Zavattini.
Un Paese. La storia e l’eredità.

mostra a cura di
Laura Gasparini e Alberto Ferraboschi

Un paese, concepito nel 1952 da Cesare Zavattini e da Paul Strand, ha visto la pubblicazione nell’aprile del 1955 per l’editore Einaudi ed è stato tra i primi fotolibri italiani a poter essere ritenuto tale per l’intento progettuale in relazione al testo e alle immagini grazie all’accuratezza della grafica e della realizzazione, oltre che per il valore poetico e descrittivo. E’ stato considerato, e continua tutt’oggi ad essere uno dei classici della storia della fotografia.

La critica ha definito Un paese un prezioso documento perché ha inaugurato una nuova modalità d’indagine e ricerca, aprendo inediti orizzonti sull’Italia minore del dopoguerra, storie raccontate dalla voce di un figlio di quella terra divenuto ormai celebre scrittore, sceneggiatore e regista di fama internazionale, indagate e descritte dallo sguardo di uno dei maggiori fotografi americani allora viventi.
Allo stesso tempo il libro esamina il passato, quello della tradizione contadina, in particolare di Luzzara e della Pianura Padana, in stretta relazione con la modernità, creando un dialogo tra passato e presente.

Gli esiti sono stati davvero sorprendenti e per certi versi straordinari, tanto che Un paese è stato ripreso più volte dallo stesso Zavattini, a partire dal maggio del 1955, solo dopo un mese dall’uscita dell’opera, pensando già alla seconda edizione descrivendola in Diario cinematografico, in seguito pubblicando il solo testo con un’immagine inedita di Hazel Kingsbury Strand nel 1974. Giulio Einaudi, nello stesso anno, ripropone la ristampa di Un paese a Zavattini e a Strand il quale rifiuta perché molto malato. Zavattini però accetta e trova nell’entusiasmo di Gianni Berengo Gardin una nuova formula e pubblicano Un paese vent’anni dopo per Einaudi nel 1976.

La fortuna critica di Un paese è stata ampia e duratura: vi sono infatti recensioni fino al 1956 e oltre. Alcune discipline come la sociologia visuale hanno preso in seria considerazione quest’opera; le critiche detrattive, inoltre, hanno innestato un vivace dibattito che ha caratterizzato sia il mondo letterario sia quello della fotografia.

Ma è ovviamente in ambito fotografico che Un paese viene ripreso in diverse tappe: da Luigi Ghirri, prima nel 1981, poi insieme allo scrittore Gianni Celati nel 1984 con Viaggio in Italia del 1984, in Esplorazioni sulla via Emilia del 1986 e in Il profilo delle nuvole del 1989. Anni dopo Celati nel commentare queste esperienze scrive: “Ebbene, alle spalle di quei viaggi c’era una intuizione di Zavattini: prendi una carta geografica, chiudi gli occhi, punta il dito, e ti accorgerai che il luogo prescelto, qualunque esso sia, contiene tutto. Ma proprio tutto. Zavattini la chiamava qualsiasità”. Luigi Ghirri riprende le immagini di Hazel Kinsbury Strand e di Strand insieme a Paolo Costantini nello stesso anno proponendo la mostra e il catalogo dal titolo Strand. Luzzara dove Ghirri definisce le fotografie di Hazel: “sinopie del grande affresco di Strand”.

Paolo Costantini invita nel 1993, per uno dei Laboratori di Linea di Confine di Rubiera, il fotografo americano Stephen Shore. Shore afferma che non avrebbe potuto avvicinare Luzzara se non avesse avuto familiarità con Un paese. Il tema del ritorno in un luogo conosciuto, così caro a Zavattini che ha riscoperto il suo paese natale attraverso gli occhi di Strand e Berengo Gardin, attraverso le immagini restituite da altri sguardi, senza declinazioni nostalgiche, appartiene alla ricerca che Olivo Barbieri svolge nel 1996. Infine l’artista Claudio Parmiggiani, luzzarese, che racconta in Teatro dell’arte e della guerra del 2006 e Incipit del 2008, di aver vissuto, negli anni dell’adolescenza, senza saperlo, il privilegio raro di veder fermata in immagini quella che sarebbe stata un giorno la sua memoria visiva. A suo modo di vedere, Paul Strand che ritraeva nella campagna, nelle vie, nelle case di Luzzara, le cose della sua vita quotidiana oltre che ritrarre “l’umiltà e l’umanità di uomini dai volti dolorosi e nobili come quelli di Mantegna. Figure, motivi, reliquie di una totalità perduta. Sorgente prima per me, dell’immaginazione e della poesia: archetipi ed emblemi, un giorno dell’universo spirituale del mio lavoro”.

Anche il testo di Zavattini, sotto forma di intervista ai suoi compaesani, che offre uno spaccato della memoria collettiva, uno dei primi esperimenti in questa direzione, aprirà nuove e inedite ricerche in letteratura e nel cinema: basti ricordare le inchieste sugli italiani di Pier Paolo Pasolini del 1963. Elena Gualtieri nel saggio fondamentale per la storia del fotolibro, Paul Strand Cesare Zavattini, lettere e immagini del 2005 ha ricostruito la nascita e lo sviluppo del progetto attraverso il nutrito carteggio intercorso tra Zavattini e Strand, conservato nell’archivio di Cesare Zavattini presso la Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia, a partire dal 1952. Un carteggio ricco di spunti, di notizie rimaste inedite legate ai diversi punti di vista dei due autori intrecciandole con le voci dell’editore Giulio Einaudi, di Giulio Bollati e di Italo Calvino, dei grafici della redazione della casa editrice torinese.
Queste non solo forniscono importanti informazioni sulla realizzazione dell’opera, ma restituiscono le idee e le intenzioni oltre che gli umori dei protagonisti nell’intraprendere un nuovo progetto editoriale, un libro fotografico in anni in cui non solo il mercato, ma anche la stessa casa editrice era in pieno sviluppo e alla ricerca di nuovi spazi nella cultura italiana del dopoguerra.

Paul Strand afferma che l’origine dell’idea di fotografare un villaggio che con i suoi abitanti illustrasse i tanti volti dell’umanità, risale alla suggestiva lettura dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e di Winesburg, Ohio di Sherwood Anderson. Per alcune vicissitudini Strand abbandona momentaneamente il progetto per dedicarsi al cinema, per riprenderlo poi nell’immediato dopoguerra, quando si stabilisce in Francia nel 1949. Il primo incontro di Strand con Zavattini avviene al Congresso Internazionale di Cinematografia di Perugia nello stesso anno.

Strand, il cui vero nome è Paul Stansky, figlio di ebrei boemi emigrati negli Stati Uniti, nutre un profondo interesse per l’aspetto documentale della fotografia e del cinema. Lewis Hine era il suo docente di fotografia quando frequentava il liceo ebraico Ethical Culture School a New York. Il moralismo di Hine e il pensiero estetizzante di Alfred Stieglitz sono gli aspetti preponderanti della sua poetica e della sua concezione del ruolo del fotografo e dell’artista nella comunità, che attraverso il proprio lavoro possono modificare significativamente la società, in particolare indagando la “condizione umana”. La realizzazione del libro Un paese si lega strettamente alla vicenda della collana editoriale di Italia mia, un progetto concepito inizialmente nel 1951 da Cesare Zavattini e destinato ad assumere nel tempo forme e modalità espressive differenti, riemergendo in modo carsico all’interno della produzione artistica zavattiniana. In effetti, alcuni motivi ispiratori di Italia mia costituiscono dei fili sotterranei in grado di attraversare ambiti significativi dell’opera di Zavattini, facendone un “progetto di transizione” aperto a successive rielaborazioni. Crocevia e punto di snodo tra vari linguaggi: cinema, letteratura, fotografia e differenti filoni quali il diario, il viaggio, l’inchiesta. Italia mia si configura dunque come un importante capitolo della fertile progettualità zavattiniana fungendo da stimolo per svariate esperienze ma anche un capitolo importante della cultura visuale italiana.

 

Mostra prodotta e organizzata da
Fondazione Palazzo Magnani

Promossa da
Fondazione Palazzo Magnani
Regione Emilia Romagna
Comune di Reggio Emilia
Biblioteca Panizzi / Archivio Cesare Zavattini

in collaborazione con
Fondazione Un paese, Luzzara

Opere in mostra di
Olivo Barbieri
Gianni Berengo Gardin
Luigi Ghirri
Hazel Kingsbury Strand
Claudio Parmiggiani
Stephen Shore
Paul Strand

Prestatori
Aperture Foundation, New York
Archivio Cesare Zavattini, Reggio Emilia e Roma
Archivio Gianni Berengo Gardin, Milano
Guido Bertero, Torino
Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia
Centre George Pompidou, Parigi
CSAC Università di Parma
Fondazione Forma per la fotografia, Luzzara
Fondazione Un Paese, Luzzara
Fundación Mapfre, Madrid
Linea di Confine per la Fotografia Contemporanea, Rubiera, Reggio Emilia

Catalogo Silvana Editoriale
a cura di Laura Gasparini e Alberto Ferraboschi
formato 28 x 24 cm; 176 pagine
prezzo in mostra 29 euro; 34 in libreria

Testi in catalogo
David Campany
Guido Conti
Gualtiero De Santi
Alberto Ferraboschi
Valentina Fortichiari
Laura Gasparini
Elisabeth Shannon
Virgilio Tosi
Gianni Berengo Gardin, intervista

 

Orari giornate inaugurali
venerdì 5 maggio 19.00/23.00
sabato 6 maggio 10.00/23.00
domenica 7 maggio 10.00/23.00

Orari dal 12 maggio al 9 luglio 2017
venerdì 18.00/23.00
sabato 10.00/23.00
domenica 10.00/20.00
Apertura straordinaria venerdì 2 giugno 10.00/23.00

Ingressi
Biglietto unico per accedere a tutte le mostre di Fotografia Europea
intero € 15,00
ridotto € 12,00

Acquistabili presso le biglietterie di Fotografia Europea:
●    Biglietteria Chiostri di San Pietro – via Emilia San Pietro 44/c – Reggio Emilia
●    Biglietteria Palazzo Magnani – corso Garibaldi 29 – Reggio Emilia

per informazioni
tel. 0522.444 412 / 444 446
info@palazzomagnani.it
www.fotografiaeuropea.it

———————————————————————–

con il contributo di
Ministero dei Beni e delle Attività Culturali
Camera di Commercio di Reggio Emilia
Fondazione Manodori

Special Sponsor
IREN

Main sponsor
Car Server
Coop Alleanza 3.0
Fondazione Mast, Bologna
Campani Group

————————————————————————-





Comments are closed.

Back to Top ↑
  • Facebook12k
    Twitter1k
    YouTube48
    INSTAGRAM198
  • In primo piano

  • Video