Biografie / Kandinsky > Cage. Musica e Spirituale nell’Arte

Tratto dalle biografie ragionate di Maria Elisa Le Donne in catalogo di mostra KANDINSKY→CAGE. Musica e Spirituale nell’Arte

 (Mosca, 4 dicembre 1866 – Neuillysur- Seine, 13 dicembre 1944)

Nato in una famiglia con radici tedesche e mongole da un mercante di te siberiano e da una donna moscovita, nel 1871, dopo il trasferimento a Odessa e il divorzio dei genitori, trascorre molto tempo con la zia materna. Mentre frequenta il ginnasio impara a suonare pianoforte e violoncello e inizia la sua educazione artistica.Nel 1885 rientra a Mosca per iscriversi alla Facoltà di Diritto ed Economia. Nel 1892 sposa la cugina e l’anno successivo si laurea in diritto e inizia a lavorare in università con scarso interesse. Nel 1896, in una mostra sull’impressionismo francese, vede i Covoni di Monet: per la prima volta fa un’esperienza pittorica e visiva libera da un soggetto dato. Ascolta il Lohengrin di Wagner al Teatro Bolshoi e ha l’impressione di vedervi dipinta la sua Mosca. Lo stesso anno, con il sostegno della famiglia, si trasferisce a Monaco di Baviera dove segue corsi privati di pittura e incontra Alexey von Jawlensky e Marianne Werefkin. Nel 1901 dipinge le prime gouache e i primi oli, si interessa allo Jugendstil e conosce van de Velde; partecipa alla fondazione dell’associazione Phalanx, che diventa presto la scuola dove insegna pittura e disegno. Tra i suoi alunni c’e Gabriele Munter, poi sua compagna di vita per quattordici anni. Sue opere sono esposte alla mostra della Secessione di Berlino. Lavora alle prime xilografie. Nel 1904 Phalanx si scioglie; Kandinsky viaggia per l’Europa e in Tunisia con Munter, e presente al Salon d’Automne in cui esporrà fino al 1910. Si separa poi dalla moglie, da cui divorzierà nel 1911. Nel 1905 tiene la sua prima mostra personale a Monaco e viaggia tra la Tunisia e l’Italia. Nel 1908 si stabilisce a Murnau, dove con Jawlensky e Werefkin si dedica allo studio del paesaggio e a ricerche sull’uso del colore: nascono le sue prime opere espressioniste. Inizia a occuparsi anche di teatro collaborando il ballerino Alexander Sacharov. Inizia a comporre piccoli pezzi per il teatro: i manoscritti, in russo o in tedesco, contengono indicazioni circa il suono musicale (emesso dalla voce umana o da strumenti), il suono psichico (espresso in movimenti e danze), il suono del colore (manifestato da scene, luci e costumi). Dipinge le prime Improvvisazioni prendendo in prestito il termine dal linguaggio musicale. Entra in contatto con Klee, di cui ricorda vagamente la presenza ai corsi di von Stuck e che l’anno successivo espone con loro.

Assiste a un concerto di Schonberg in gennaio a Monaco, e i due iniziano subito un fitto scambio epistolare che durerà fino al 1914. Nel 1912 Piper, editore di Monaco, pubblica Lo spirituale nell’arte. A febbraio alla mostra del Blaue Reiter a Monaco e Berlino, sono esposte anche opere di Schonberg.

Allo scoppio della prima guerra mondiale Kandinsky va in Svizzera con Gabriele Munter.

Espone a Mosca Dipinto con un cerchio, la sua prima opera astratta, e nella mostra sono presenti anche Tatlin, Malevicˇ e Rodcenko. A settembre conosce Nina Andreevskaja che sposa nel febbraio 1917; nasce il figlio Vsevolod che morirà a soli tre anni. Nel 1918 entra a far parte del Dipartimento Arti Figurative della Sezione Arti Visive del Commissariato del Popolo all’Istruzione. Nel 1919 viene nominato direttore del Museo di Cultura Pittorica e con Rodcˇenko fonda ventidue nuovi musei delle repubbliche, quindi diventa professore onorario dell’Universita di Mosca.

Su invito di Gropius nel 1922 accetta di insegnare al Bauhaus di Weimar, dove gia si trovano Klee e Feininger. Ha la sua prima personale negli Stati Uniti a New York. Nel 1925 il Bauhaus, dopo la chiusura voluta dal governo della Turingia, riapre a Dessau. Nel 1926 Kandinsky pubblica Punto, linea, superficie, dove nel capitolo L’espressione grafica della musica esamina le possibilità di trascrizione di alcuni passaggi della Quinta sinfonia di Beethoven. Le famiglie Klee e Kandinsky abitano in una delle ville bifamiliari pensate da Gropius per i professori del Bauhaus. Il primo numero della rivista “Bauhaus” e dedicato completamente a Kandinsky che pubblica il saggio Il valore della teoria in pittura. Nel 1927 rincontra Schonberg in Svizzera e riallaccia i rapporti con lui. Nel 1930 Kandinsky viaggia in Italia e visita Ravenna. Quando il governo nazionalsocialista chiude il Bauhaus, Kandinsky si trasferisce, su suggerimento di Duchamp, a Neuilly-sur-Seine. Conosce nel 1934 a Parigi Miro e Mondrian, riprende contatto con Arp ed espone con gli artisti di “Abstraction-Creation” e “Cahiers d’Art”. Nello stesso anno tiene la sua prima personale italiana alla Galleria Il Milione di Milano e conosce Kn, il testo sull’arte astratta di Carlo Belli.

Nel 1937 diverse opere vengono confiscate dal regime nazista e inserite nella mostra dell’“arte degenerata”. Nel marzo 1944 si ammala, ma continua a lavorare sino all’estate. Muore di sclerosi cerebrale a Neuilly-sur-Seine prima della fine della guerra.

Tratto dalle biografie ragionate di Maria Elisa Le Donne in catalogo di mostra KANDINSKY→CAGE. Musica e Spirituale nell’Arte

Tula, 10 settembre 1860 – Ascona, 6 febbraio 1938

Marianna Vladimirovna Verevkina nasce in una famiglia dell’alta nobiltà russa. I genitori favoriscono il precoce talento della figlia per il disegno e la pittura, così negli anni ottanta dell’Ottocento la giovane diventa allieva privata del grande pittore realista Ilja Repin. Successivamente si trasferisce a Mosca per seguire i corsi di disegno all’Accademia, dove viene presto riconosciuta per i suoi grandi ritratti a olio. Nel 1888, durante una battuta di caccia, Marianna viene accidentalmente ferita alla mano destra da un colpo di fucile. La sua futura carriera d’artista sembra compromessa per sempre ma, grazie a tanta forza di volontà, riesce a superare questa grande difficoltà mediante appositi sostegni che le permettono di dipingere con la mano menomata per sempre. Tra il 1890 e il ’95 riesce infatti a realizzare opere magistrali, che attestano quanto la Werefkin non solo avesse ripreso dimestichezza con la pittura, ma avesse anche progredito in una direzione più personale, meno accademica, grazie a una pennellata fluente, espressiva, spiccatamente più pittorica. A Mosca la pittrice si confronta con le avanguardie simboliste e postimpressioniste dell’epoca che, alla descrizione puramente raziocinante della realtà, oppongono la facoltà evocativa e l’intuizione dell’artista veggente che sa sondare oltre le apparenze contingenti.

Tuttavia, la Werefkin non aveva ancora chiaro quale fosse quel linguaggio che, potesse esprimere non la disadorna “verità della vita” del mondo positivista, ma l’incandescenza superiore della “vita vera” dell’anima, invocata dai seguaci di Nietzsche. Un’aspirazione artistica che per altro, secondo la Werefkin, è prerogativa maschile: al punto che nel 1892, quando conosce Alexej von Jawlensky, ne apprezza il talento, con una lucida presa di posizione nei confronti della sua condizione di donna in una società al maschile: convinta che solo un uomo possa dare un nuovo corso alla storia, Marianne si elegge a “musa ispiratrice” della sua arte smettendo di dipingere dal 1896 per quasi dieci anni.

 

Tratto dalle biografie ragionate di Maria Elisa Le Donne in catalogo di mostra KANDINSKY→CAGE. Musica e Spirituale nell’Arte

Munchenbuchsee, 18 dicembre 1879 – Muralto, 29 giugno 1940

Paul Klee ha un anno di vita quando la sua famiglia si stabilisce a Berna da un piccolo paese nelle vicinanze. Qui frequenta la scuola e studia violino. Dal 1895 si dedica con impegno alla copia dal vero, esplora tutto il mondo visibile, dagli insetti ai grandi paesaggi. E’ un assiduo frequentatore del teatro, specialmente dell’opera. Tra il 1898 e il 1899 è a Monaco dove prende lezioni private di pittura ed è primo violino di un quintetto con un’intensa attività concertistica. Nell’ottobre 1900 è ammesso all’Accademia di Belle Arti di Monaco, dove incontra Kandinsky. Il 30 ottobre 1901 parte per il Grand Tour in Italia. Tornato poi a Berna, nell’estate del 1902 inizia a dipingere ed entra in un quartetto d’archi.

Espone acqueforti al Salone della Secessione di Monaco. A metà settembre si sposa e con la moglie si stabilisce a Monaco, dove Paul dipinge e si dedica alla casa mentre la moglie da lezioni di pianoforte nella “stanza della musica”.

Nel 1911 incontra nuovamente il vecchio compagno Kandinsky, conosce Marc, Werefkin, Munter e Arp. Visita la mostra del Blaue Reiter dove vede tra gli altri i quadri di Schonberg e Robert Delaunay. Nel 1912 prende parte alla seconda esposizione del Blaue Reiter, legge Lo spirituale nell’arte di Kandinsky e Astrazione ed empatia di Worringer. Allo scoppio della prima guerra mondiale rimane a Monaco. Riesce a passare l’estate in Svizzera, dove incontra Jawlensky e Werefkin a Friburgo, e Kandinsky, che sta scrivendo la seconda parte dello Spirituale nell’arte. Inizia a sperimentare nuovi materiali facendo del suo atelier la “cucina del mago”. Nel marzo 1916, chiamato nell’esercito, diventa scrivano militare e può lavorare intensamente anche se clandestinamente.

Nell’ottobre 1920 Gropius lo invita al Bauhaus (la famosa scuola di architettura, arte e design della Germania, punto di riferimento del Movimento Moderno) e Klee accetta non prima di essersi informato circa la libertà di docenza. Nel 1921 il Bauhaus si trasferisce a Weimar, dove Klee insegna forma, pittura su vetro e tessitura. L’anno successivo Kandinsky si aggiunge al corpo docenti.

Nel 1923, con un viaggio estivo nel mare del Nord, inizia in Klee l’abitudine alla ricerca di paesi incontaminati e civiltà antiche. Dal 1926 le famiglie Klee e Kandinsky vivono una accanto all’altra nelle villette bifamiliari per i docenti del Bahaus a Dessau. Klee, nella primavera del 1931 lascia il Bauhaus e nello stesso anno pubblica la raccolta Teoria della forma e della figurazione, frutto di anni di insegnamento: l’arte visiva e quindi per lui un’“arte del tempo” come la musica. Nel 1933 Klee viene allontanato dai nazisti dall’Accademia, le sue opere vengono sequestrate e saranno esposte a Monaco nel 1937 alla mostra dell’“arte degenerata”.

Nel 1935 si manifestano i primi sintomi di sclerodermia. La sua produzione diminuisce, per crescere poi nuovamente con opere di grande formato, caratterizzate da un segno pesante e semplice; può lavorare solo seduto. Nel 1939 produce ben 1250 opere, molte delle quali rappresentano angeli. Muore a Muralto nel giugno del 1940 per una paralisi cardiaca.

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(Rovereto, 8 giugno 1901 – Milano, 22 giugno 1986)

Primogenito di Gaspare e Albina Fait, frequenta la Scuola Reale Elisabettiana di Rovereto per poi proseguire gli studi a Firenze dove la famiglia si trasferisce allo scoppio della prima guerra mondiale. Fausto segue corsi di organo per approfondire il contrappunto e studia le grandi opere del Rinascimento. Si iscrive poi alla Facoltà di Matematica e Fisica a Pisa, e nel 1920 e al Politecnico di Milano. Torna saltuariamente a Rovereto dove frequenta suo cugino Carlo Belli, Gino Pollini e Luciano Baldessari. Insieme partecipano a una “veglia” presso la Casa d’Arte Futurista di Depero: Pollini e Belli si alternano tra viola, violino e batteria, con Melotti al pianoforte, e improvvisano cosi un concerto jazz vestiti nei loro “costumi plastici”. Nel 1924 Fausto si laurea in ingegneria e si diploma in pianoforte.

Si iscrive all’Accademia Albertina e in seguito continua gli studi presso l’Accademia di Brera con Adolfo Wildt a Milano, dove conosce Lucio Fontana. Nel 1930 incontra Gio Ponti e realizza per Richard Ginori piccole sculture ornamentali poi presentate alla IV Triennale d’arte decorativa e industriale moderna di Monza. Inizia a lavorare con continuità con diversi architetti. Nel marzo 1935, in occasione della I Mostra collettiva d’arte astratta italiana, organizzata nello studio di Casorati e Paulucci a Torino, Melotti sottoscrive il manifesto dell’astrattismo italiano. Sue opere appaiono in “Abstraction-Creation”, la rivista del movimento cui ha aderito insieme a Fontana. Il Milione edita Kn del cugino Carlo Belli, considerato da Kandinsky il “Vangelo dell’arte astratta”. Concorre per commissioni pubbliche, nonostante la scarsa stima verso la committenza: partecipa alla realizzazione del plastico del Palazzo delle Forze Armate progettato da Figini e Pollini con quattro gruppi equestri per la piazza dell’Esposizione universale del 1942 (ventennale fascista), nel 1941 riceve l’incarico per le sculture e si trasferisce a Roma. Conosce Lina Marcolongo, sua futura moglie. Il suo studio a Milano e distrutto dai bombardamenti del 1943. Nel 1947 vince il Gran Premio della Triennale, la Medaglia d’oro di Praga e quella di Monaco di Baviera. Nel 1948 è alla Biennale di Venezia, di cui Ponti è presidente. Inserisce opere in diversi progetti, funerari e d’interni, di Figini e Pollini, Ponti, Bega, Borsani, Belgiojosoe Peressutti. Nel 1962 inizia a collaborare con “Domus”. Melotti è presente nel 1966 alla Biennale di Nello Ponente nella sezione dedicata agli Aspetti del primo astrattismo italiano. Milano-Como 1930-1940. La critica, da Crispolti a Celant, a Ballo, comincia a occuparsi della sua opera. Nel 1971 esce per Einaudi Lo spazio inquieto.

Si fa sempre più frequente nella sua produzione il riferimento all’ambito musicale, tanto nella composizione e modulazione delle opere, basate su armonia e contrappunto, quanto nella scelta dei titoli. Prosegue l’attivita artistica creando piccoli ambienti. Durante l’inverno si trasferisce a Roma continuando a frequentare assiduamente Milano. Nel 1978, con altri artisti tra cui Turcato, entra nel gruppo del Fronte dell’Arte. Nel 1982, appena eletto membro dell’Accademia di San Luca, cura per il Maggio musicale fiorentino la scenografia del balletto Le chant du rossignol di Stravinskij con le coreografie di Polyakov.

Nel maggio 1986, per problemi di salute, rientra a Milano nell’abitazione di corso Magenta, dove si spegne a fine giugno.

 

Tratto dalle biografie ragionate di Maria Elisa Le Donne in catalogo di mostra KANDINSKY→CAGE. Musica e Spirituale nell’Arte

(Mantova, 16 marzo 1912 – Roma, 22 gennaio 1995)

Nel 1920 la famiglia Turcato torna a Venezia, citta d’origine dei genitori. Giulio cresce in un clima artistico fervido e nel 1926 inizia a dipingere e a viaggiare: Torino, Bologna, Milano, Firenze. Si iscrive, contro il parere dei genitori, all’Istituto d’Arte di Venezia che frequenta dal 1928 al 1933 per passare poi un anno alla Libera Scuola di Nudo. Si trasferisce quindi a Milano dove, dopo un periodo di nomadismo, lavora nello studio di Muzio dal 1936 come disegnatore prospettico e mosaicista. Frequenta Birolli e il gruppo di Corrente. Nel 1937 tiene a Milano la sua prima mostra personale. Nel 1939 si ammala di tubercolosi, e dopo diversi ricoveri torna a Roma nel 1941 per un periodo di convalescenza. Durante i ricoveri scopre la visione al microscopio di vetrini e batteri, che diventeranno successivamente temi espressivi della sua pittura. Visita di frequente Milano, spesso in compagnia di Emilio Vedova, ed è invitato alla Biennale di Venezia con Maternità. Nel 1943 inizia a partecipare a collettive a Roma con Scialoja e Vedova nello stesso anno è alla Quadriennale di Roma. La madre desidera che si arruoli, ma lui lascia la città con un gruppo di partigiani veneziani per trasferirsi a Roma, dove partecipa alla resistenza con altri artisti tra cui Guttuso. Le SS non lo trovano nel suo alloggio perché nuovamente ricoverato a causa di un peggioramento dei polmoni. Nell’agosto 1944 partecipa alla mostra L’arte contro la barbarie sponsorizzata da “L’Unita” presso la Galleria di Roma, insieme a Guttuso, Leoncillo, Mafai e altri. Rientrato a Venezia, organizza l’occupazione partigiana del Teatro Goldoni il 25 aprile 1945. Dopo la liberazione si stabilisce a Roma dove continua a dipingere e si iscrive al PCI. Dopo aver visto alla GNAM la mostra Pittura francese d’oggi, nel 1946 inizia ad allontanarsi dall’arte figurativa, in giugno alla Biennale Veneziana presenta le sue prime astrazioni.

A ottobre firma il manifesto della Nuova Secessione italiana, ribattezzata il mese successivo Fronte Nuovo delle Arti. La necessità di un rinnovamento del linguaggio vede la nascita del manifesto del neocubismo. In seguito all’irrigidirsi delle politiche culturali del PCI nelle tele di Turcato tornano ad apparire riferimenti figurativi, mentre le polemiche tra astrattisti e realisti si trasformano in vere e proprie lotte. Partecipa all’organizzazione della Mostra dell’arte astratta in Italia voluta da Consagra e Sottsass. Dopo la sconfitta elettorale del 1948, grazie agli aiuti di Mosca il PCI torna a commissionare arte di partito e Turcato viene mandato in Sicilia insieme a Guttuso e Pizzinato per dipingere l’occupazione delle terre incolte: l’opera La presa delle terre testimonia l’equilibrio tra astrazione e assenza di retorica voluto dal pittore e il modello propagandistico richiesto dal PCI.

In autunno è presente nella prima Mostra nazionale d’arte contemporanea a Bologna, dove la reazione di Togliatti è estremamente negativa in quanto egli ritiene inaccettabili alcune tendenze stilistiche: Turcato risponde insieme ad altri con una lettera su “Rinascita” sperando in un’alternativa alla richiesta del partito. Il Fronte Nuovo delle Arti si spacca in due, e così la Biennale del 1949 propone due sale diverse: una riservata ai realisti e una agli astrattisti, dove viene esposto Comizio di Turcato. Nel 1950 viene invitato da Venturi a entrare nel gruppo degli Otto, che si scioglierà due anni dopo. Nel 1951 Turcato esegue una pittura decorativa per il Teatro Carlo Felice di Genova; è fortemente affascinato dalla musica contemporanea. Dopo un lungo viaggio in Oriente, dove rimane profondamente affascinato dalla società cinese e dalla sua aderenza agli ideali marxisti, Turcato lascia il PCI nel 1956 con l’invasione dell’Ungheria da parte dell’URSS. In seguito l’artista si dedica sempre più all’astrazione e alle ricerche sul colore.

Con gli anni sessanta inizia sperimentazioni materiche tra il secondo futurismo e il neodadaismo, esegue collage inserendo nell’opera materiali che non appartengono al mondo dell’arte. Nel 1960 entra nel gruppo Continuità, che è un superamento dello stesso informale, un gruppo non-gruppo di sperimentatori. Il 1966 segna la sua consacrazione: vince il primo premio della Quadriennale di Roma, la GNAM acquista alcune sue opere, ha una sala personale alla Biennale di Venezia dove espone le “gommepiume”, superfici lunari in schiuma di poliuretano. Si dedica anche alle prime sculture. Continua a lavorare come scenografo alla ricerca di una sorta di “opera d’arte totale”, senza tralasciare il resto della sua produzione e la fitta attività espositiva, fino a realizzare nel 1984 le scenografie per l’VIII Concerto di Petrassi all’Opera di Roma e Moduli in viola, omaggio a Kandinsky per la Biennale di Venezia, con riferimento al suo Violet: scene, luci e costumi di Turcato, regia di Vana Caruso, musiche di Berio, coreografia di Min Tanaka per il Teatro Goldoni di Venezia, poi riproposto nel 1986 al Teatro Antico di Taormina con coreografia di Yamanouchi. Lavora infine alla serie dei Cangianti, dipinti con pigmenti fosforescenti. Negli ultimi anni della sua vita è presente in numerose mostre collettive e personali in tutto il mondo.

 

Danza ucraina, Autorizzazione della censura 30 ottobre 1885, Litografia colorata, 335 x 435 mm. Collezione A. MilanoSi tratta di stampe popolari russe, molto diffuse nell’Ottocento, che anche Kandinsky possedeva nella sua casa di campagna a Murnau, fuori Monaco, dove l’artista trascorse anni importanti con la compagna Gabriele Münter, I lubok, presenti in mostra con una selezione che illustra scene musicali, figure care all’immaginario russo, come Pietro il Grande oppure L’uccello di fuoco, venivano colorati a mano dalle donne: rapidamente venivano stesi sulle loro superfici batuffoli di cotone intrisi di cromie accese, trascurando la delimitazione dei contorni riconoscibili delle figure e distribuendo ampie macchie di colore, nuvole autonome che si sovrapponevano alle scene fornendo loro un secondo strato di vita, un sovramondo di toni astratti, di sicura ispirazione per Kandinsky.

 

 

 

 

 

 

 

 


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