{"id":1512,"date":"2025-11-05T15:14:37","date_gmt":"2025-11-05T14:14:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/?p=1512"},"modified":"2025-11-05T16:39:35","modified_gmt":"2025-11-05T15:39:35","slug":"mariano-dolci-con-civetteria-mi-firmo-burattinaio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/mariano-dolci-con-civetteria-mi-firmo-burattinaio\/","title":{"rendered":"Mariano Dolci, Con civetteria mi firmo &#8220;burattinaio&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Trascrizione dell&#8217;intervento tenuto in occasione del convegno &#8220;Teatro Spazio Gioco Vita. I formidabili 70s a Reggio Emilia&#8221;, nell&#8217;ambito della mostra &#8220;Marionette e Avanguardia&#8221;, marzo 2024.<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"554\" src=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/dolci-convegno-1024x554.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1521\" srcset=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/dolci-convegno-1024x554.png 1024w, https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/dolci-convegno-300x162.png 300w, https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/dolci-convegno-768x416.png 768w, https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/dolci-convegno-1536x831.png 1536w, https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/dolci-convegno-2048x1108.png 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Vorrei iniziare questo breve intervento ricordando come l\u2019imperatore <strong>Marco Aurelio<\/strong> introduce la sua raccolta di pensieri filosofici. Lui nomina uno ad uno: genitori, antenati, maestri, amici, conoscenti e tutti coloro con cui si sentiva in debito, ringraziandoli e specificando la natura del debito, ossia le qualit\u00e0 che gli avevano trasmesso. L\u2019imperatore filosofo aveva gi\u00e0 capito che l\u2019identit\u00e0 consiste in una costruzione lungo il tempo dovuta alle relazioni con altre identit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ispirarmi all\u2019imperatore filosofo vuole essere un segno della consapevolezza che quanto vi \u00e8 in me di positivo, \u00e8 dovuto all\u2019influenza delle persone che ho conosciuto. L\u2019elenco dei debiti anche fosse limitato ai soli anni \u201970 sarebbe veramente troppo lungo e dunque mi limito a ricordare solo tre nomi che hanno una evidente attinenza con il tema che mi \u00e8 stato proposto: \u201cI formidabili anni &#8217;70\u201d. Parlo di <strong>Otello Sarzi<\/strong>, coraggioso partigiano che mi ha trasmesso una immagine straordinariamente elevata del teatro di burattini, in cui i suoi ideali di pace e di solidariet\u00e0 erano sempre chiaramente sottintesi. Come secondo nome, ringrazio ovviamente <strong>Loris Malaguzzi<\/strong>. E come terzo <strong>Gianni Rodari<\/strong>.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"240\" height=\"300\" src=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mariano-dolci3.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1516\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n<p>L\u2019influenza di queste personalit\u00e0 \u00e8 stata tale da provocare drastici cambi di direzione nella mia vita. Per seguire la compagnia di Otello ho infatti abbandonato l\u2019insegnamento della matematica, che pur mi affascinava, per diventare burattinaio professionista. Qualche anno dopo, a Reggio Emilia, ho lasciato il professionismo per dedicarmi all\u2019introduzione dei burattini, nelle scuole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Del debito verso Loris Malaguzzi mi limito a dire che vorrei essere un giorno per qualcuno, quello che Malaguzzi \u00e8 stato per me. In venti anni a contatto con lui, e assistendo alle riunioni settimanali dell\u2019equipe pedagogica, ho riempito vari quadernoni con i suoi pensieri, che dopo anni non hanno mai finito di trasmettermi riflessioni e conoscenze. In questo momento guardo questi quadernoni con nostalgia su di uno scaffale di fronte a me. Loris aveva un forte senso ironico, e gli piaceva citare <strong>Gaston Bachelard<\/strong> dicendo: \u201c<em>Affinch\u00e9 l\u2019educazione abbia successo \u00e8 necessario avere un pagliaccio in tasca<\/em>\u201d. Sempre in questo senso citava lo psicologo <strong>Urie Bronfenbrenner<\/strong>: \u201c<em>Affinch\u00e9 l\u2019educazione trionfi, si deve avere, almeno, un matto che ci sorprenda<\/em>\u201d. Per Loris era necessario \u201c<em>uno scherzo per essere serio<\/em>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Rodari mi ha fatto prendere coscienza che il mio specifico, per quanto esiguo, faceva parte di un grande rinnovamento che interessava gli insegnanti italiani.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1970 la nostra compagnia di burattinai fu invitata a Reggio per una tourn\u00e9e nelle scuole comunali dell\u2019infanzia. Personalmente, ero piuttosto preoccupato di affrontare, per la prima volta, un pubblico di cos\u00ec tenera et\u00e0. Avevo, almeno in parte, i pregiudizi di quel tempo, e mi chiedevo: <em>\u201cMa i bambini capiranno?\u201d <\/em>Pregiudizio che \u00e8 in contrasto con un altro tuttora vivo: <em>\u201cBurattini? Roba per bambini\u201d<\/em>. Era evidente che dovevo ancora riflettere, sia sull\u2019immagine corrente di burattino, che su quella di bambino. Dovevo riflettere anche sul lessico e approfondire cosa significa \u201ccapire\u201d riferito ad un fatto artistico. Insomma cosa vuol dire chiedere<em>: &#8220;Voi avete capito Beethoven o Picasso?\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In quei tempi di \u201ccontestazione globale\u201d, ad ogni nostro spettacolo era di prammatica far seguire un dibattito con gli spettatori. Ero abituato a questi incontri ma a Reggio, sia i commenti delle educatrici, come le loro domande, erano diversi dal solito e ispirati da una grande curiosit\u00e0. Le osservazioni che facevano erano rivelatrici: \u201c<em>questi strumenti sono pericolosi, le vernici sono tossiche\u2026 <\/em>Perch\u00e9 infatti, mi chiedevo, i burattini non potevano trasferirsi dalle mani degli adulti a quelle dei bambini, conservando le stesse propriet\u00e0 comunicative?<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1970 Malaguzzi aveva organizzato, per le educatrici delle scuole d\u2019infanzia di Modena e Reggio, un corso di aggiornamento sulle potenzialit\u00e0 dei burattini in educazione. A quell\u2019epoca era piuttosto originale, da parte di una amministrazione seria, affidare a dei burattinai un aggiornamento su temi pedagogici. Sar\u00e0 poi ancora pi\u00f9 originale la convenzione firmata poco dopo, tra l\u2019amministrazione comunale e la nostra compagnia per garantire il prosieguo della nostra consulenza all\u2019interno delle scuole. Gli incontri del corso si svolgevano in una sede quanto mai suggestiva, ossia sul palcoscenico inclinato del teatro Municipale (ora \u201cRomolo Valli\u201d) a sipario chiuso. Tenevamo il Corso, principalmente Otello Sarzi, suo figlio Mauro ed io. Devo dire che Malaguzzi era sempre presente e ci interrompeva continuamente per piegare, per indirizzare, il nostro sapere, secondo lui prezioso, ma del tutto empirico, verso i problemi concreti della pedagogia quotidiana. Al termine degli incontri, trascorrevo, quando potevo, il tempo libero nelle scuole discutendo con le educatrici su come dare seguito in concreto, alle suggestioni espresse da Malaguzzi e cercavo di trovare soluzioni, come se fossi una specie di consulente tecnico di burattini.<\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto dovrei aggiungere, tra i maestri significativi con i quali mi sento sempre in debito, quasi si trattasse di una persona, la citt\u00e0 di Reggio Emilia nel suo insieme con tutti i suoi abitanti, la sua straordinaria cultura, la sua storia. Visitando le scuole ero spesso invitato a proseguire le conversazioni con le educatrici. Iniziai dunque anche ad avvicinarmi alla storia e alla cultura reggiana e, trovandomi praticamente in un mondo di sole donne, soprattutto a quella femminile. Capii che le donne con cui discutevo, non erano costrette, come altrove, a separare lavoro ed impegno politico. Impegnarsi nella realizzazione di scuole sempre pi\u00f9 belle, era allo stesso tempo anche una realizzazione politica personale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con l\u2019incoraggiamento di Malaguzzi, e grazie alla disponibilit\u00e0 delle educatrici, tentavo di trovare i giochi pi\u00f9 congeniali per far scoprire ai bambini le propriet\u00e0 comunicative dei burattini. Si trattava di effettuare una \u201ctraduzione\u201d. Era evidente che Malaguzzi era l\u2019anima di un importante processo d\u2019innovazione, ma anche che la sua immagine di bambino e di scuola erano congeniali a tutta una citt\u00e0. Posso ricordare in proposito qualche episodio significativo: ricordo una volta quando, in un grande negozio di articoli per artigiani, mi apprestavo a pagare il materiale scelto, il cassiere mi disse: <em>\u201cMa \u00e8 per le <\/em><strong><em>nostre<\/em><\/strong><em> scuole? <\/em>(e sottolineo quel \u201cnostre\u201d)<em>, e allora niente; per le nostre scuole, questo e altro\u201d<\/em>. In un altro negozio, un genitore, addetto ai depositi mi mostr\u00f2 uno strano tubo di plastica:&nbsp;\u201c<em>Vede, si divide, chiss\u00e0 cosa succede se infilo dentro una pallina da questa parte, e poi dall\u2019altra; l\u2019ho conservato per darlo a lei da portare nelle scuole<\/em>\u201d.Quando riferii questo episodio a Loris la sua reazione fu \u201c<em>\u00e8 vero, i bambini devono fare per capire. Forse \u00e8 necessario dare anche una pallina ad un bambino perch\u00e9 capisca cosa \u00e8 un tubo<\/em>\u201d. A questo proposito, il noto pedagogista americano H. Gardner scriveva nell&#8217;introduzione al libro sulle scuole reggiane pubblicato negli Stati Uniti: <em>\u201cDewey parl\u00f2 a proposito dell&#8217;educazione progressista per decine d&#8217;anni ma la sua scuola dur\u00f2 quattro anni scarsi. &#8230;. La straordinaria vitalit\u00e0 dell&#8217;esperienza di Reggio si spiega con il suo radicamento nella citt\u00e0, nelle solidariet\u00e0 attive dei cittadini e delle famiglie fatte coprotagoniste del progetto educativo e culturale. In nessun altro paese si trover\u00e0 una relazione cos\u00ec diretta, una simbiosi tanto naturale tra gli assunti filosofici e la loro pratica attuazione&#8230;&#8230;.. Moltissimo \u00e8 stato scritto a proposito dei metodi dell&#8217;educazione progressista ma raramente l&#8217;educazione progressista \u00e8 stata veramente attuata.\u201d<\/em> <em>\u201cChiss\u00e0 come mai proprio qui a Reggio\u201d <\/em>ironizzava Malaguzzi: \u201c<em>forse perch\u00e9 qui c\u2019\u00e8 aria buona\u2026\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"770\" height=\"470\" src=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mariano-dolci2.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1518\" srcset=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mariano-dolci2.png 770w, https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mariano-dolci2-300x183.png 300w, https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mariano-dolci2-768x469.png 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 770px) 100vw, 770px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel 1973, conducevo giochi sull\u2019espressione spontanea con i bambini delle scuole e poi nei nidi che erano stati da poco costituiti a Reggio, (gi\u00e0 un anno prima della Legge nazionale). Queste attivit\u00e0 interessarono i curanti dell\u2019allora Ospedale Psichiatrico Provinciale. Fui dunque invitato a tentare di trasferirle a gruppi di pazienti, sempre sotto tutela medica, e questa attivit\u00e0 dur\u00f2 per pi\u00f9 di dieci anni. Ringrazio qui la dottoressa M. Pia Prodi per aver permesso nel suo reparto, e sempre presenziato a questa forma d\u2019incontro. La stessa richiesta mi fu poi fatta dal Manicomio Criminale, dai Centri Diurni psichiatrici, dalle carceri. Le cose andarono bene ma qualche centinaio di ricoverati non potevano partecipare al \u201cgruppo burattini\u201d perch\u00e9 certificati come \u201ccoatti\u201d e dunque potevano uscire dal loro reparto solo se accompagnati da un infermiere o da un parente. Gli infermieri avevano spesso difficolt\u00e0 ad assentarsi, e a ci\u00f2 pose rimedio una telefonata della Direzione ai reparti, nominandomi \u201cparente\u201d sul campo di qualche centinaio di pazienti \u201ccoatti\u201d: potevo prelevarli ed accompagnarli io.<\/p>\n\n\n\n<p>A Reggio i pazienti facevano sempre parte della comunit\u00e0 e in alcuni paesi della provincia venivano fatti uscire per partecipare alla vendemmia, considerata evidentemente una attivit\u00e0 identitaria di tutta la comunit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nei primi anni<sub> <\/sub>70, dunque prima della promulgazione della Legge Basagtlia,i pazienti del nostro gruppo burattini animati da Jimmy Marinelli prepararono un carro per partecipare ad una sfilata di carnevale a Scandiano. Addobbarono il carro agricolo dell\u2019ospedale con una grande struttura in cartapesta, mentre altri 6-8 persone giravano con il mio drago, una sorta di una maschera collettiva. Vincemmo il secondo premio e ci invitarono a partecipare alle altre future edizioni. La paziente, che ritir\u00f2 il premio chiusa da decenni, chiese\u201d <em>Ma perch\u00e9 dobbiamo rivederci solo il prossimo anno?\u201d<\/em> Ed ancora, con i pazienti costruimmo dei burattini giganti che erano caricature dei vari personaggi importanti del personale medico che sfilarono nell\u2019ospedale ed anche un grande pupazzo di materiale di recupero. Questo pupazzo fece il giro dei reparti, i pazienti appiccicarono foglietti di carta con scritto ci\u00f2 che avrebbero voluto bruciare, e poi il pupazzo venne effettivamente bruciato nel giardino tra musiche e balli festosi.<\/p>\n\n\n\n<p>Un fatto incredibile avvenne dopo il \u201cgolpe\u201d in Cile (1973). Alcuni pazienti notarono la mia commozione, perch\u00e9 da settimane non avevo notizie di mia sorella che risiedeva a Santiago con la sua famiglia. I pazienti mi proposero di stendere una lista di volontari partigiani disposti a recarsi in Cile a combattere la guerra contro i golpisti. L\u2019unico interrogativo angoscioso che li assillava era se in Cile si sarebbero trovate le medicine loro rigorosamente prescritte.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle scuole mi rendevo conto che venivo a contatto con un altro pregiudizio della nostra cultura: si ritiene comunemente che chi ha una competenza in una materia, sia per questo gi\u00e0 preparato ad insegnarla. Non \u00e8 certo cos\u00ec, si tratta di capacit\u00e0 diverse, soprattutto a contatto con fasce di et\u00e0 sempre pi\u00f9 precoci. Non si tratta di travasare un sapere gi\u00e0 costituito, ma di organizzare un contesto dove il bambino possa, affiancato da adulti competenti, scoprire ed edificare da s\u00e9 le sue conoscenze. Si tratta di un processo individuale che per\u00f2 si pu\u00f2 costruire e sviluppare solo se in gruppo. Affiancare i percorsi gioiosi degli alunni verso la conoscenza, \u00e8 per l\u2019adulto molto pi\u00f9 difficile che impartire lezioni, ma \u00e8 tanto pi\u00f9 ripagante.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Platone gi\u00e0 diceva: <em>\u201cComprendere d\u00e0 gioia\u201d<\/em> e a questo dovremmo tendere: permettere e favorire questa gioia. E nel contempo impareremo anche noi: poich\u00e9 quando mi accorgo che un bambino ha capito una cosa, vuol dire che ho imparato una cosa anche io. Per Plutarco insegnare non significava travasare contenuti ma <em>\u201caccendere un fuoco\u201d<\/em>. E dopo di lui Rousseau, padre della pedagogia moderna: <em>\u201cOgni volta che spieghiamo una cosa ad un bambino gli togliamo il piacere di una scoperta\u201d<\/em>. \u00c8 impressionante di quante amnesie \u00e8 costellata la storia della pedagogia, per cui tanti elementi apparentemente semplici, ovvi, sono stati rimossi per puntualmente essere riscoperti dopo secoli come innovativi. Se il mio corpo mi dar\u00e0 ancora qualche anno di vita e se rallenter\u00e0 il mio processo di rincitrullimento gi\u00e0 avanzato, mi piacerebbe studiare la storia della pedagogia sotto questo aspetto e ricordare quante conquiste siano state ignorate per secoli o millenni, prima di essere riscoperte come grandi novit\u00e0. In fondo, come si evince dalla dichiarazione di J. Bruner, cittadino onorario di Reggio e grande amico delle nostre scuole: <em>\u201cQualsiasi bambino di qualsiasi et\u00e0 \u00e8 in grado di capire qualsiasi problema per quanto complesso\u201d,<\/em> si tratta dunque di un effettuare una sorta di \u201ctraduzione\u201d. Dico \u201ctraduzione\u201d poich\u00e9 \u00e8 proprio di linguaggi che parliamo, ma il problema \u00e8 principalmente nostro, di noi adulti, non dei bambini. Il loro linguaggio, come per geniali artisti e scienziati, \u00e8 il gioco. Mi pare che fosse un giornalista in visita a Reggio, a dichiarare: <em>\u201cPi\u00f9 conosco la pedagogia di Reggio e pi\u00f9 mi si sfuma la separazione tra infanzia e grande cultura\u201d<\/em>. L\u2019artista e lo scienziato hanno saputo conservare atteggiamenti infantili verso la realt\u00e0. <em>\u201cLa scienza \u00e8 un grande gioco\u201d<\/em> (A. Einstein). Si tratta di qualit\u00e0 del tutto opposte all\u2019infantilismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Malaguzzi voleva e sapeva circondarsi di persone dalle formazioni pi\u00f9 diverse, sempre interessato a tenere conto delle differenze. L\u2019attenzione per tutti i linguaggi espressivi non si esauriva in lui in una raccomandazione teorica, ma si affermava anche in provvedimenti amministrativi<em> <\/em>concreti. Ricordo una sua significativa dichiarazione: <em>\u00abNon si pu\u00f2 fare un grande atto di intelligenza senza la sua espressivit\u00e0 e viceversa\u00bb.<\/em> Tra l\u2019altro, erano presenti in ogni scuola diplomati provenienti dal liceo artistico o della scuola d\u2019arte, chiamati a lavorare a diretto contatto con i bambini e con le educatrici sui diversi linguaggi espressivi.<em> <\/em>Queste figure furono poi nel 1972 istituzionalizzate con il nome di \u201catelieristi\u201d. Ogni scuola reggiana ha da sempre un atelier dove tutti i linguaggi, compresi quelli considerati artistici, possono essere coltivati con la stessa dignit\u00e0 e intrecciati tra di loro e con altre attivit\u00e0 della scuola. Come scrisse Gianni Rodari:<em> \u201cNon perch\u00e9 un giorno qualcuno diventi artista ma perch\u00e9 nessuno resti schiavo\u201d<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nel 1972 Gianni Rodari fu invitato a tenere il &#8220;Corso di Fantastica&#8221; in cui anche i burattini furono oggetto di discussione, tra gli stimoli per l\u2019invenzione di storie. Non credo che sarei in grado di rievocare l&#8217;atmosfera di giocoso ed intenso lavoro di quei giorni e d&#8217;altronde sarebbe inutile, avendolo gi\u00e0 fatto Rodari stesso (<em>\u00ab&#8230;una delle settimane pi\u00f9 belle della mia vita\u2026\u00bb<\/em>).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-full\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"600\" height=\"337\" src=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mariano-dolci.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-1515\" srcset=\"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mariano-dolci.webp 600w, https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-content\/uploads\/2025\/11\/mariano-dolci-300x169.webp 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 600px) 100vw, 600px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Tornando alla mia storia, il mio impegno era pur sempre <em>un volontariato<\/em>. Dopo alcuni mesi fui pagato saltuariamente dal teatro. Ma continuare cos\u00ec poteva configurarsi come sfruttamento di un lavoratore. Un simpatico sindacalista, sopranominato \u201cSqualo\u201d, trov\u00f2 l\u2019espediente risolutivo e fui dunque assunto con la qualifica di \u201cBidello giornaliero\u201d che almeno mi autorizzava di entrare nelle scuole. Dopo qualche mese fui anche \u201cpromosso\u201d a \u201cBidello giornaliero\u201d ma \u201cequiparato ad avventizio\u201d. Naturalmente continuavo tranquillamente a fare il burattinaio. L\u2019inclusione di un \u201cBurattinaio Municipale\u201d nell\u2019organico fu poi definita da Gianni Rodari <em>\u201cun atto di creativit\u00e0 burocratica\u201d<\/em>, accostando due parole non frequentemente legate tra loro. Ancora pi\u00f9 stupefacente era la qualifica di Guido Zannoni, a cui devo molto, che ha diretto, per anni, il prestigioso teatro Municipale di Reggio, iscritto nell\u2019organico come: \u201cautista sanitario distaccato presso il teatro con mansione di direttore\u201d. \u201cThe right man in the right job\u201d come dicono gli anglosassoni. Se c\u2019\u00e8 una volont\u00e0 politica si trova il modo. La mia situazione fu poi normalizzata con la creazione di un &#8220;Laboratorio di animazione teatrale&#8221; al servizio di tutte le Scuole dell&#8217;Infanzia e dei Nidi Comunali. Come poi ebbe a dire sempre Rodari: \u00ab<em>E dove se non a Reggio?<\/em>\u00bb. Ho diretto il &#8220;Laboratorio&#8221; fino al mio pensionamento, direzione facile da condurre essendo io l\u2019unico suo dipendente.<\/p>\n\n\n\n<p>La preziosa collaborazione, per alcuni anni, tra il teatro Municipale e gli amici della compagnia \u201cTeatro Gioco Vita\u201d mi permise poi di riflettere su come trasferire la mia esperienza in altri ordini di scuole.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Fin da quando avevo la qualifica di <em>\u201cbidello giornaliero\u201d<\/em> sono stato spesso invitato, anche all\u2019estero (Svezia, Germania (Est e poi Ovest), Belgio, Svizzera, Spagna, Corea, Uruguay, Burkina Faso), a fare conferenze, tenere corsi e a scrivere articoli in riviste specializzate sul \u201cReggio Approach\u201d visto dal mio particolare specifico. Per sei anni sono anche stato invitato a tenere regolarmente corsi all\u2019Universit\u00e0 di Urbino su: <em>\u201cIl teatro d\u2019animazione in educazione e nel sociale\u201d<\/em>. Il libro che ho scritto \u00e8 tutt\u2019ora adottato come libro di testo in due universit\u00e0.&nbsp; Dovunque per\u00f2 non mi \u00e8 stato mai chiesto se avessi una laurea, che in effetti non ho: venivo da Reggio Emilia, lavoravo nelle sue scuole dell\u2019infanzia a contatto con l\u2019equipe di Malaguzzi e dunque questo \u00e8 sempre stato un titolo sufficiente, una garanzia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019\u00e8 una evidente contiguit\u00e0 tra l\u2019immagine malaguzziana del bambino dai cento linguaggi e il teatro, il linguaggio pi\u00f9 pluricodice inventato dall\u2019umanit\u00e0, poich\u00e9 al suo interno pu\u00f2 contenere tutti gli altri. L\u2019origine del teatro, e soprattutto quello di animazione, ci ricongiunge, dunque, al bambino.<\/p>\n\n\n\n<p>La tendenza all\u2019autonomia dei burattini, il prevalere cio\u00e8 dei significanti sui significati, non \u00e8 certo un inconveniente nella espressione artistica, al contrario. Anzi, per Jean Baudrillard raggiungeremmo &#8220;seduzione&#8221; proprio quando: <em>\u00ab&#8230; i segni si mettono a camminare per conto loro,<\/em> <em>sfuggendo alle intenzioni e ai progetti comunicativi di chi intendeva servirsene<\/em>.<em>\u00bb<\/em> Tra le esperienze nel mio periodo di professionista ho un vivo ricordo di quando il mio personaggio dialogava con il pubblico (poich\u00e9 decenni fa poteva ancora succedere che perfino gli adulti apostrofassero il burattino e scambiassero battute con lui). In quelle occasioni ho sentito nella mia pelle, o meglio, nelle mie mani, la tendenza del burattino a sfuggirmi, ossia a farmi dire cose che non avrei mai pensato di dire. Cose che pure facevano parte se pure non lusinghiere di me. Per trasmettere, far sentire agli adulti questa tendenza all\u2019autonomia del burattino, proposi alle educatrici e poi ai genitori, di sottoporsi agli stessi giochi che proponevo i bambini. Funzion\u00f2 molto bene, al di l\u00e0 delle mie previsioni, soprattutto nei gruppi misti. Mi accorsi che alcuni tra i volontari che accettavano di dare vita ai burattini, che gli adulti a volte, non so come dirlo, \u201cfingevano di fingere\u201d ossia di recitare ma comunicavano invece molto \u201csul serio\u201d. Non ho mai evidenziato quello che emergeva nelle animazioni, poich\u00e9 ben presto mi sono sentito vincolato al segreto professionale come un notaio.<\/p>\n\n\n\n<p>Ogni bambino \u00e8 sempre pronto a giocare con la sua identit\u00e0, come fa con tutto quello che vuole conoscere, scambiandola, travestendola, stravolgendola o mantenendola ma per trasporla in contesti fantastici. Burattini, maschere, travestimenti, arredi e altro, possono allora costituire risorse per suscitare e sostenere questa sua ricerca di auto-individuazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia queste attivit\u00e0 non sono tra gli interessi della scuola, soprattutto negli ordini superiori, forse proprio perch\u00e9 si tratta di un comportamento spontaneo, ossia di un gioco apparentemente improduttivo, \u201cfine a s\u00e9 stesso\u201d. Per la nostra mania pedantesca, continuiamo arbitrariamente sempre a separare, anzi a contrapporre, gioco e apprendimento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Poche settimane fa ho letto con interesse che il presidente della repubblica francese Emanuel Macron ha auspicato che: <em>\u201cIl teatro diventi materia obbligatoria a scuola\u201d. <\/em>C\u2019\u00e8 allora in vista un&#8217;altra amnesia da sanare?<\/p>\n\n\n\n<p>Fino a tempi recenti, se in bibliografia si trovavano accenni ai burattini, questi erano immancabilmente finalizzati all\u2019allestimento di recite e saggi finali, il che presuppone una attenzione sempre verso il <strong>risultato<\/strong> pi\u00f9 che verso i <strong>processi<\/strong>. Lo<strong> <\/strong>spettacolo esaurisce attualmente dove gli adulti concepiscono l&#8217;uso dei burattini, ma soddisfano in modo molto limitato le esigenze dei bambini.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Con civetteria, mi firmo burattinaio come per anni ho sempre fatto. In varie occasioni, per\u00f2 ho notato un certo sconcerto in chi mi aveva invitato. Alcuni organizzatori cambiavano d\u2019ufficio la dicitura con altre: esperto, maestro, artista prestato alla pedagogia o altro. Perch\u00e9? \u00c8 un altro pregiudizio, che vede nel burattinaio una specie di individualista anarcoide girovago dedito a spettacoli popolari di scarsa qualit\u00e0 o per bambini. o, come scritto nella prima storia dei burattini apparsa in italiano (di Coccoluto Ferrigni, 1884): <em>\u201c\u2026 spettacoli per serve amoreggianti coi pompieri\u201d<\/em>. Ho il massimo rispetto per i burattinai che si dedicano a presentare spettacoli, anche se io ho scelto di fare un\u2019altra cosa.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Potrei usare la definizione \u201cEsperto in burattinologia applicata\u201d con cui Rodari, con il suo noto umorismo, mi present\u00f2 ad una conferenza a Barcellona.<\/p>\n\n\n\n<p>A Barcellona fummo invitati pochi mesi dopo la caduta della dittatura franchista, quando i catalani riuscirono ad organizzare una \u201cEscola d\u2019Estiu\u201d (scuola estiva) alla luce del sole. La fame di aggiornamento era tale che a questa prima edizione non-clandestina si iscrissero diecimila insegnanti. Organizzarono trecento corsi di quindici giorni. I relatori erano quasi tutti catalani ma furono invitati una decina di relatori italiani tra cui Gianni Rodari e me (Tonucci, Alfieri, Franco Passatore ed altri).&nbsp; Infatti, durante la dittatura i catalani uscivano con visto turistico per aggiornarsi in Italia sugli sviluppi della pedagogia e quattro simpatiche maestre erano venute a Reggio, a visitare il mio \u201cLaboratorio\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Ho fatto leggere questo testo ai famigliari e sono emerse critiche sul mio narcisismo. C\u2019\u00e8 ovviamente qualcosa di vero ma spero che vi si possa leggere, forse tra le righe, quante siano quelle che possiamo chiamare le \u201cglorie\u201d di Reggio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Il tempo passa e se cambia l\u2019Italia, cambia anche Reggio e dunque cambiano le scuole della citt\u00e0. Vi manco da circa venti anni e non me la sento dunque di fare valutazioni. Ma ho sufficientemente approfondito le implicazioni dell\u2019espressione ricorrente reggiana \u201c<em>Nueter rsan<\/em>\u201d per essere sicuro che le straordinarie qualit\u00e0 pedagogiche sapranno mantenersi a beneficio di tutti i bambini.<\/p>\n\n\n\n<p>A chi pi\u00f9 di un secolo fa ha iniziato questo approccio e a tutti coloro che poi lo hanno sostenuto con il loro immenso lavoro, deve dunque andare tutta la nostra gratitudine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Trascrizione dell&#8217;intervento tenuto in occasione del convegno &#8220;Teatro Spazio Gioco Vita. I formidabili 70s a Reggio Emilia&#8221;, nell&#8217;ambito della mostra &#8220;Marionette e Avanguardia&#8221;, marzo 2024&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":12,"featured_media":1515,"comment_status":"open","ping_status":"","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[21,31],"tags":[],"class_list":["post-1512","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-crescere","category-in-evidenza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1512","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1512"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1512\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1522,"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1512\/revisions\/1522"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/media\/1515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1512"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1512"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.palazzomagnani.it\/mag\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1512"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}