What a wonderful world

La lunga storia dell’Ornamento tra arte e natura

a cura di Claudio Franzoni e Pierluca Nardoni

Reggio Emilia, Palazzo Magnani e Chiostri di San Pietro
16 novembre 2019 – 8 marzo 2020

 

Un avvincente e inedito viaggio attraverso i secoli, per comprendere quanto la Decorazione e l’Ornamento raccontino di noi e del mondo. L’impulso decorativo nasce con le prime tracce espressive dell’umanità, caratterizzando i fatti estetici, oggi come in passato, senza distinguerne gli elementi strutturali da quelli accessori. Siamo talmente avvolti – per così dire – dagli ornamenti, da non esserne consapevoli. Si tratta, dunque, di conoscere e ri-conoscere il lessico (solo apparentemente) minore che ci circonda negli oggetti d’uso quotidiano, nelle opere d’arte, nella moda, nell’architettura.

Ci viene spontaneo pensare” – sostiene Claudio Franzoni, uno dei curatori – “che l’Ornamento sia qualcosa di superfluo, se non addirittura di inutile; eppure, nel nostro rapporto con gli altri e con la realtà che ci circonda – magari in modo distratto e inconsapevole – facciamo di continuo i conti con l’Ornamento: il nostro corpo prima di tutto, poi gli oggetti che usiamo o che, semplicemente, osserviamo. In questo senso, l’Ornamento è una strada nella nostra quotidiana ricerca della bellezza”.

Nel corso dei secoli – afferma l’altro curatore Pierluca Nardoni – l’arte occidentale ha considerato l’ornamentalità un carattere marginale. Eppure culture figurative raffinate come quella islamica o quella giapponese hanno trovato nel Decorativo la loro espressione più efficace e le Avanguardie europee del Novecento si sono spesso rivolte alla decoratività di civiltà lontane nel tempo e nello spazio per rinnovare il proprio linguaggio. Negli ultimi anni questi sguardi “altri” tornano più che mai attuali per dar vita a un’arte davvero globale che non ha più paura dell’Ornamento”.

Il percorso espositivo intende indagare le origini e gli sviluppi del multiforme matrimonio tra vita quotidiana, arte e Decorazione per poi affrontare in modo dettagliato le esperienze di tanta arte del Novecento e del nuovo millennio in cui i temi dell’Ornamento sono stati di nuovo rimessi in gioco.

Oltre ad alcuni pezzi della protostoria, la mostra attraversa più di duemila anni di storia dell’arte, dall’età romana al Medioevo fino ai giorni nostri, con opere di autori quali Albrecht Dürer, Leonardo da Vinci, Moretto, Giovan Battista Piranesi, William Morris, Alphonse Mucha, Koloman Moser, Maurits Corneils Escher, Pablo Picasso, Henri Matisse, Giacomo Balla, Gino Severini, Sonia Delaunay, Josef e Anni Albers, Victor Vasarely, Arman, Andy Warhol, Keith Haring, Claudio Parmiggiani, Shirin Neshat.

L’esposizione – promossa dalla Fondazione Palazzo Magnani, in collaborazione con Comune di Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Regione Emilia Romagna e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – ripercorre alcune delle numerose declinazioni in cui si esplica l’azione ornamentale attraverso oltre 200 opere, provenienti da importanti collezioni private e da istituzioni museali nazionali e internazionali, tra le quali il Victoria&Albert Museum di Londra, il Museo Ermitage di San Pietroburgo, il Musée du quai Branly di Parigi, Le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo di Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma.

La prima sezione s’inoltra nel mondo naturale per analizzare come piante e animali si ornino modificando il loro aspetto esteriore e per indagare le ragioni di queste provvisorie o permanenti alterazioni della propria forma esterna. Qui sono presentati oggetti provenienti da collezioni di zoologia e antropologia, insieme a coloratissimi disegni e stampe di Jacopo Ligozzi e di Ernst Haeckel. Anche l’uomo, come la natura, in ogni epoca ha apportato modificazioni al proprio corpo; certe pratiche ormai divenute comuni, come il tatuaggio, non sono altro se non il riemergere di usanze antichissime. Ornamento come “ponte” tra natura e cultura, dunque, capace di illuminare le continuità tra l’umano, gli esseri e le forme naturali.

La seconda sezione si concentra sulla pratica, da sempre usata dall’uomo, di adornare il proprio corpo, attraverso gli indumenti e gli accessori, come orecchini, collane, monili vari, nei quali il ruolo “ornamentale” è almeno pari a quello funzionale: dai ritratti di epoca rinascimentale del Moretto e di Francesco Beccaruzzi, ai costumi “tribali” nelle fotografie di Malcolm Kirk.

Uno degli itinerari offerti dalla mostra è interamente dedicato a un’esperienza locale sbocciata nella prima metà del Novecento, quella dell’Ars Canusina, inventata e condotta dalla psichiatra reggiana Maria Bertolani Del Rio (1892-1978) all’interno del manicomio San Lazzaro di Reggio Emilia, che mirava a utilizzare l’arte nel processo di lavoro manuale, quale strumento educativo e terapeutico. L’Ars Canusina fonda la sua grammatica formale su intrecci e nodi mutuati dal mondo vegetale, i cui stilemi sono rintracciabili dall’Irlanda alla Calabria, poi diffusi in età romanica in tutta Europa.

Una sezione segue l’evoluzione del motivo ornamentale vegetale nei secoli e nelle varie culture, dai vasi attici ai capitelli romanici, alle traduzioni ottocentesche di William Morris. A questo si aggiunge il motivo dell’intreccio; allontanandosi da una visione naturalistica e prendendo spunto a volte dalle stesse pratiche artigianali legate, per esempio, all’oreficeria e alla produzione di tessuti, il Medioevo predilesse la descrizione minuziosa di grovigli, trame intricate, nodi. Il visitatore viene avvolto dagli ipnotici motivi a nodo dei plutei dell’abbazia di Bobbio (IX sec.) e delle incisioni ricavate da disegni di Albrecht Dürer e Leonardo da Vinci.

Anche la scrittura è stato un elemento di grande importanza nello sviluppo dell’Ornamento. Fin dall’antichità, la parola, non appena si materializzava su una pagina, sulla pietra e sugli altri possibili supporti, si proponeva come forma da guardare, divenendo di per se stessa ornamentale. Sono esposti preziosi volumi antichi, ma anche abecedari, insieme ad opere di Shirin Neshat, Alighiero Boetti, Pablo Picasso, opere in cui la grafia è resa protagonista in senso espressivo.

L’esposizione prosegue con una serie di sale che contestualizzano e illustrano l’attuale visione dell’Ornamento, perfezionatasi tra Ottocento e Novecento: l’infatuazione per l’elemento ornamentale che caratterizza la seconda metà del XIX secolo (da William Morris al clima Art Nouveau, con opere di Morris, Mucha e Moser) si scontra con il rifiuto totale della Decorazione a favore della mera funzionalità dell’oggetto (da Adolf Loos a Le Corbusier fino a Marcello Nizzoli). Al clima Art Nouveau si contrappongono, in arte, le Avanguardie storiche, come i Cubisti, i Futuristi, gli Astrattisti di vario genere, interessate per lo più a raffigurare le “essenze” del mondo.

Dalla seconda metà del Novecento, fino ai nostri giorni, si assiste a una rivincita delle forme ornamentali. Una sezione propone esempi aniconici e geometrici, fino alla peculiare ornamentalità dell’Optical Art, mentre la sezione successiva dimostra che anche il ricorso a forme più biologiche, dai papier découpés di Matisse ai grovigli dell’Informale, lascia riaffiorare nelle avanguardie le pulsioni decorative.

Tra gli artisti di queste sezioni si incontrano tra gli altri Henri Matisse, Giacomo Balla, Gino Severini, Sonia Delaunay, Josef Albers, Victor Vasarely.

La mostra prosegue guardando ai modi con cui l’arte occidentale del Novecento assume le tendenze decorative di culture distanti nello spazio o nel tempo. Dalle influenze centroamericane dei tessuti di Anni Albers al generico clima neoprimitivista degli anni Ottanta ben rappresentato da Keith Haring – in mostra con un’opera di grande formato –, fino agli anni Novanta, che introducono un approccio capace di mescolare tendenze concettuali a recuperi di culture “primitive” anche in un senso di preesistenza alla Modernità, come nel caso dei paradossali intarsi gotici di Wim Delvoye.

Chiude idealmente il percorso un approfondimento nel campo della musica, in particolare in autori quali Claude Debussy, che utilizzò appunto il termine “arabesco” (l’ornamento per definizione) come titolo di una sua celebre composizione.

La mostra si articola nelle due sedi espositive di Palazzo Magnani e dei Chiostri di San Pietro. Nella prima sarà possibile apprezzare un racconto caratterizzato da opere d’arte antiche e storicizzate, con suggestive incursioni nel campo contemporaneo tese ad evidenziare i retaggi e i continui rimandi, presenti nei secoli, tra le forme artistiche. Nella sede dei Chiostri di San Pietro, invece, il rapporto e i pesi si invertono, con l’arte contemporanea protagonista, di tanto in tanto affiancata e “commentata” da pezzi antichi o moderni.

What a wonderful world sarà un’occasione per conoscere lo straordinario patrimonio di opere e testimonianze conservate nel territorio tra Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Modena e Bologna.
Hanno infatti collaborato alla realizzazione delle mostra, attraverso importantissimi prestiti, i Musei Civici, la Biblioteca Panizzi, il Museo Diocesano, l’Archivio San Lazzaro, la Collezione Maramotti e la Collezione CREDEM di Reggio Emilia; il Museo Archeologico Nazionale e la Fondazione Cariparma di Parma; il Museo Diocesano di Bobbio, Piacenza; le Biblioteche Estense e Poletti e il Museo Lapidario del Duomo di Modena; la Biblioteca Augusto Majani-Nasica di Budrio e il Museo Civico Medievale di Bologna.

Anche la Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, nell’ambito del proprio FESTIVAL APERTO 2019 propone una serie di spettacoli e concerti, che per assonanza o dissonanza, si accostano al tema dell’Ornamento: Event (13 novembre), della compagnia Rambert, omaggio a Merce Cunningham, musiche dal vivo di Philip Selway (batterista dei Radiohead) scene e costumi basati sui dipinti dedicati a John Cage da Gerhard Richter; Dall’alto (14 novembre), dramma musicale circense di Riccardo Nova e Giacomo Costantini, ispirato a Beckett; il jazz con radici ebraiche sefardite di Avishai Cohen Trio (15 novembre); il viaggio fra Persia classica e Iran odierno di Kronos Quartet & Mahsa Vahdat (17 novembre).

La Fondazione Palazzo Magnani conferma l’attenzione verso le persone con disabilità fisica e psichica, in stretta collaborazione con il Progetto Reggio Emilia Città Senza Barriere. Il percorso espositivo sarà arricchito dalla tridimensionalizzazione di alcune opere per i non vedenti e da soluzioni idonee alla fruizione dei visitatori secondo modalità facilitate, nella consapevolezza che l’arte sia via di accesso privilegiata al benessere di tutte le persone.

 

Gli artisti in mostra:
Carla Accardi, Josef e Anni Albers, Arman, Giacomo Balla, Francesco Beccaruzzi, Davide Benati, Bruno Benuzzi, Mary Beyt, Alberto Biasi, Alighiero Boetti, Alessandro Bonvicino detto Il Moretto, Enrica Borghi, Corrado Cagli, Maggie Cardelús, Leonardo da Vinci, Nicola De Maria, Sonia Delaunay, Wim Delvoye, Pietro Dorazio, Albrecht Dürer, Maurits Cornelis Escher, Giovanni Antonio Fasolo, Mariano Fortuny, Pinot Gallizio, Jackie Gilles, Peter Halley, Keith Haring, Malcolm Kirk, Robert Kushner, Sol LeWitt, Jacopo Ligozzi, Andrea Mastrovito, Henri Matisse, William Morris, Koloman Moser, Alphonse Mucha, Shirin Neshat, Marcello Nizzoli, Bernard Palissy, Claudio Parmiggiani, Pablo Picasso, Giovan Battista Piranesi, Paola Pivi, Casey Reas, Alfred Roller, Gino Severini, John Simon Jr, Saul Steinberg, Philip Taaffe, Cesare Tacchi, H. Van de Velde, Meyer Vaisman, Victor Vasarely, C. F. A. Voysey, Andy Warhol.

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