Le imprese italiane leader in Europa, ma serve più consapevolezza sui reali benefici economici e di benessere personale e collettivo

Se ne parla il 6 marzo al Tecnopolo di Reggio Emilia.

“Può l’industria darsi dei fini? Si trovano questi semplicemente nell’indice dei profitti? Non vi è al di là del ritmo apparente qualcosa di più affascinante, una destinazione, una vocazione anche nella vita di una fabbrica?”.

Adriano Olivetti poneva queste domande nell’aprile del 1955, all’inaugurazione dello stabilimento della sua azienda a Pozzuoli. Il suo pensiero originale sulla realizzazione della persona e della comunità, sull’umanizzazione del lavoro e della società, anche e soprattutto in un contesto industriale, interroga ancora oggi.

Queste altre sue frasi possono contenere una risposta agli interrogativi che egli stesso poneva:

La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. Io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica, giusto? Occorre superare le divisioni fra capitale e lavoro, industria e agricoltura, produzione e cultura. A volte, quando lavoro fino a tardi vedo le luci degli operai che fanno il doppio turno, degli impiegati, degli ingegneri, e mi viene voglia di andare a porgere un saluto pieno di riconoscenza”.

Si sono fatti passi avanti da quel secondo dopoguerra in cui l’Italia e l’Europa ricostruivano se stesse, non di rado con idee chiare e contagiose sul valore e la dignità della persona nella società occidentale.

Tornano in mente oggi le parole di Olivetti all’indomani della nascita a Milano del primo Framewerk europeo per misurare – spiegano gli esperti – in modo rigoroso e comparabile i Corporate Cultural & Art Assets (CCAAs) e integrarli nelle strategie ESG – Environmental, Social, Governance.

In altre parole si tratta di uno “schema strutturato scientificamente” per misurare il valore ESG degli asset culturali e artistici d’impresa: un passaggio che punta a intendere l’arte e la cultura in una forma forse non così frequente ma non secondaria, cioè quali leve concrete di valore competitivo e responsabile, con l’obiettivo di rendere l’arte un asset strategico responsabile e integrato nei bilanci di sostenibilità.

Lo strumento – di cui dà notizia in questi giorni il sito specializzato ESG NEWS – La piattaforma dell’economia sostenibile – deriva da un progetto di ricerca dell’Università di Pavia con Deloitte Private, Arte Generali e Banca Generali. Lo studio ha analizzato le best practice di 300 grandi aziende europee, selezionate tra le prime 50 per fatturato 2024 in Italia, Francia, Germania, Spagna, Paesi Bassi e Belgio. E’ emerso che “solo il 36% delle grandi aziende europee valorizza in modo strutturato il proprio patrimonio artistico e culturale, e appena il 3% ne dichiara un valore economico nei bilanci. Eppure – evidenziano i ricercatori – collezioni corporate, fondazioni e sponsorizzazioni culturali possono rappresentare un capitale identitario e strategico centrale nelle politiche di sostenibilità.

Ancora, l’indagine evidenzia come collezioni corporate, musei d’impresa, archivi storici, fondazioni e iniziative culturali rappresentino un patrimonio diffuso ma ancora poco strutturato in termini di governance, misurazione e reporting.

Spicca in positivo il caso italiano, “dove la percentuale delle aziende che possiede, gestisce o interagisce attivamente con CCAAs è del 56%, la più elevata tra i Paesi esaminati. Riflettendo una lunga tradizione di mecenatismo culturale e forti legami tra identità d’impresa e patrimonio artistico”, seguono la Francia (46%) e la Germania (40%).

Nonostante la rilevanza strategica del tema, tuttavia, “solo il 3% del campione dichiara un valore monetario specifico dei propri asset culturali nei rendiconti finanziari, e soltanto 24 aziende riportano investimenti legati ai CCAAs nei bilanci economici. I dati mostrano quindi un forte disallineamento tra presenza degli asset culturali e loro misurazione sistemica”. L’obiettivo del nuovo Framewerk europeo è perciò di “offrire un quadro strutturato, flessibile e comparabile per misurare il valore generato dai beni artistici e culturali in termini sociali, ambientali e di governance, trasformando asset tradizionalmente percepiti come intangibili in leve strategiche governabili”.

Oltre che sul piano economico e finanziario (la considerazione e certificazione degli ESG può significare qualificazione delle aziende e quindi attrattività di capitali e investimenti), l’argomento sta assumendo sempre maggiore rilevanza anche sul piano normativo, in ambito europeo e nazionale in Italia, così come sul piano dell’interesse sociale, culturale e del benessere dei lavoratori. La qualità di vita dei lavoratori offre benefici alla vita degli stessi e al livello qualitativo del prodotto realizzato.

Serve ripristinare, o comunque sviluppare, un rapporto felice con la bellezza, con l’esperienza artistica in una dimensione concreta, cioè di interazione e, entro i limiti possibili, di partecipazione all’opera d’arte, a cominciare dal sostegno alla sua produzione e poi dalla sua fruizione personale e collettiva.

Tutto questo per dare vita a una nuova scoperta della dimensione relazionale, ed anche economica, della potenzialità dell’arte e della cultura.

Si può forse azzardare una connessione fra il messaggio di Adriano Olivetti di oltre 70 anni fa e il pensiero del sociologo tedesco Hartmut Rosa che definisce il concetto di “Risonanza” per superare le usurate dicotomie –  per restare in ambiti produttivi e burocratici – di “efficienza/inefficienza”, “innovazione/conservazione”, “lentezza/velocità”, “digitale/analogico” da cui sembra stentare a emergere una idea di futuro umanizzato realizzabile, oltre che una sintesi in grado di interpretare la società nuova del XXI Secolo. La Risonanza si può leggere anche quale svolta relazionale. E’ utile qui rilevare che la Risonanza in Rosa non è mai soltanto un “fatto interiore” o un evento sociale, ma un incontro fra soggetti (persona-persona, persona-opera d’arte, persona-natura, ad esempio) in grado di far muovere e trasformare.

Da una parte dunque la dimensione personale, dello spirito, dall’altra quella, che non può mancare per dare respiro e consolidamento alla Risonanza, della materia, compresi in essa i ruoli delle istituzioni, delle organizzazioni delle entità politiche ed economiche.

Il tema è “caldo” e coinvolge in realtà vari ambiti della vita collettiva, la stessa che cerca faticosamente di rintracciare un senso o almeno una via d’uscita dalla frammentazione che si attraversa e che sta comportando reazioni non di rado di alienazione, isolamento, aggressività, sconfitta. Nessun ambito della vita umana ne è escluso.

L’intervento permanente di David Tremlett all’ex-mangimificio Caffarri di Reggio Emilia

Per questi motivi la Fondazione Palazzo Magnani, con Fondazione i Teatri e Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto, propongono – in questa occasione con particolare riguardo alle imprese e al sistema dell’economia e del lavoro, ai Bilanci di sostenibilità e ai vantaggi dell’Art Bonus – di approfondire gli argomenti nel convegno “Impresa, Cultura e valore della Sostenibilità”, realizzato con la collaborazione di Fondazione REI e Reggiane Parco Innovazione, venerdì 6 marzo prossimo nella sede del Tecnopolo di Reggio Emilia (piazzale Europa, 1) dalle ore 9,30.

Dopo Davide Zanichelli direttore di Fondazione Pa lazzo Magnani, Alessandra Sbriscia per Fondazione  i Teatri Reggio Emilia e Raffaele Filace di Fondazione Nazionale della Danza /Aterballetto, interverranno Isabella Mozzoni docente di Economia aziendaleall’Università di Parma, che interverrà sul tema Dal reporting alla narrazione: l’impatto nel bilancio di sostenibilità e la comunicazione dell’impegno culturale; Fabio Brescacin presidente di Ecor NaturaSì spa su La “Steward Ownership” quale modello aziendale per lo sviluppo sociale e culturale; Luca Torri amministratore delegato di STU Reggiane spa parlerà di Parco Innovazione e Sostenibilità; Giancarlo Attolini dello studio legale e tributario Asz Moore su  Art Bonus, uno strumento innovativo e ancora poco noto; Elena Iotti di Studio SGB & Partners tratterà il tema L’importanza della lettera “S” nel sistema ESG.