“Le imprese devono fare cultura, devono imparare a fare cultura. Una cultura libera, seria, profonda. E possono farlo collaborando con Fondazioni culturali o anche creando loro stesse fondazioni. È giunto anche nel nostro Paese il tempo della ‘Steward Ownership’, della ‘proprietà responsabile’, un modello aziendale per lo sviluppo sociale e culturale”.
Con queste parole, Fabio Brescacin fondatore e presidente di EcorNaturaSì, ha stimolato imprenditori, manager, operatori culturali ed esperti di economia nel corso del convegno “Impresa, Cultura e valore della Sostenibilità”, promosso al Tecnopolo di Reggio Emilia da Fondazione Palazzo Magnani insieme con Fondazione i Teatri, Fondazione nazionale della Danza / Aterballetto e con le organizzazioni di rappresentanza economica Confindustria Reggio Emilia, Legacoop Emilia Ovest e CNA di Reggio Emilia, in collaborazione con Stu Reggiane spa e Fondazione REI.

Si sono approfonditi e discussi temi legati all’ESG: Environmental, Social, Governance ovvero Sostenibilità ambientale, sociale e di governo d’impresa, in cui la proposta culturale è trasversale e catalizzatrice.
Pioniere e sostenitore radicale di questo approccio in Italia, Fabio Brescacin ha interpretato l’idea di proprietà responsabile quale “responsabilità culturale” verso i lavoratori da una parte e verso la comunità dall’altra, e perciò l’impresa come asset della comunità. E ha citato in proposito alcuni esempi di aziende internazionali: Bosch nel 1942 lasciò il 10% ai figli e il 90% alla Fondazione che porta il suo nome; Zeiss appartiene al 100% alla propria Fondazione; Patagonia ha ceduto la proprietà a quella stessa terra. Brescacin ha fatto lo stesso con NaturaSì: ha mantenuto il controllo – le decisioni sono rimaste in capo “a chi ha costruito l’impresa e ne conosce l’anima” – ed ha ceduto le quote a una Fondazione.
“Il capitale non deve decidere: ha una logica di profitto, non una logica di comunità. Noi riteniamo che l’impresa sia una comunità, una comunità spirituale, e sia un bene della comunità più ampia in cui è inserita ed a questa comunità rimarrà dopo di noi, dopo la morte dell’imprenditore”,
ha sottolineato Brescacin, che ha aggiunto: “Vedete, di solito viviamo pensando di essere eterni. Ma la morte arriva ed è una cesura netta, di là non ci portiamo nulla e dovremo passare per quella famosa cruna dell’ago, quindi è buona cosa arrivare liberati all’appuntamento. Il senso del denaro è essere strumento dello spirito, risultato dell’azione dello spirito, secondo il pensiero di Rudolf Steiner. Ed è fatto per circolare e dare frutto, non per essere accumulato”.
Isabella Mozzoni, docente di Economia aziendale all’Università di Parma, ha evidenziato la necessità, per le imprese – comprese quelle medie e piccole secondo i dettami di legge – di superare il semplice reporting di sostegno a iniziative ed eventi culturali per sviluppare un programma e quindi una narrazione sul proprio impegno nella sostenibilità e nell’impegno culturale, che siano effettivamente rendicontabili in bilanci ESG.
“Dobbiamo sforzarci di pensare l’impresa – ha spiegato Mozzoni – come un soggetto che crea valore pubblico e ha una dimensione sociale. Non crea solo ricchezza e capitali privati, ma anche bellezza ed anche attraverso la bellezza, ad esempio dei luoghi in cui si lavora e che materializza una cultura dello spazio, attrae investimenti ma soprattutto costruisce una propria reputazione e attira talenti. Tutto questo possiamo definire Welfare culturale e Benessere, che nel caso delle imprese è a tutti gli effetti una branca del Welfare aziendale. Un discorso che l’impresa ESG alimenta anche verso l’esterno, potendo diventate una vera e propria ‘istituzione culturale’, dotandosi di una visione strategica sui temi culturali di interesse e sostenendo, o promuovendo anche direttamente, strumenti che contribuiscano a fare della cultura una infrastruttura sociale”.
Mozzoni precisa che “non stiamo più parlando di sostenere eventi o iniziative culturali semplicemente per poterlo poi ‘dire’, per autopromozione o ‘immagine’ oppure per ragioni di semplice rendicontazione: questo sarebbe riduttivo. Parliamo qui, invece, di imprese che generano e collaborano a un vero ‘lavoro sociale’. Questo oggi entra in bilancio, in termini di strategie, obiettivi e misurazione dell’impatto delle azioni”.
È il Bilancio di sostenibilità con indicatori ESG che incide sulla valutazione delle performance aziendali, sia da parte dei mercati finanziari sia della pubblica amministrazione, dei clienti, degli investitori, dei lavoratori e delle comunità.
“Le aziende – ha proseguito la docente – stanno diventando luoghi di cultura, non per generosità ma per una necessità di senso, di identità, di attrazione dei talenti” e ha citato vari esempi di grandi aziende emiliane e lombarde. Infine, Mozzoni ha citato l’esperienza dell’associazione ‘Parma, io ci sto’, che riunisce circa 180 imprese per sostenere vari progetti culturali e di welfare culturale. “Quando impresa e istituzione culturale condividono questo terreno, il rapporto smette di essere tra donatore e beneficiario e diventa collaborazione tra pari” e quando il sostegno alla cultura entra effettivamente nei bilanci ESG, ha concluso, si acquisisce un risalto ampio in termini di reputazione, attrazione di talenti e radicamento nel territorio”.
Negli interventi introduttivi dei rappresentanti delle tre Fondazioni artistiche e culturali – Davide Zanichelli direttore di Fondazione Palazzo Magnani, Alessandra Sbriscia per Fondazione i Teatri Reggio Emilia e Raffaele Filace di Fondazione Nazionale della Danza /Aterballetto – hanno sottolineato l’importanza dell’alleanza fra cultura e imprese per generare valore sociale, costruire e prendersi cura della comunità e del territorio di appartenenza.
Presentando le esposizioni 2026 della Fondazione Palazzo Magnani, Zanichelli ha ribadito come “la funzione del museo, o comunque dell’attività espositiva, nella recente definizione dell’Icom, sia anche di tipo eminentemente sociale e possa accompagnare il percorso di vita di ciascuno”.
Luca Torri, amministratore delegato di Stu Reggiane Spa, ha esposto la necessità di una rendicontazione integrata fra i vari aspetti della sostenibilità (ambientale, sociale, culturale e di governace) in una nuova chiave “territoriale”, che unisca ad esempio i diversi soggetti, le varie anime presenti nel Parco Innovazione di Reggio Emilia.
Nando Rinaldi, dirigente dei Servizi culturali del Comune di Reggio Emilia, ha evidenziato che “come Comune condividiamo pienamente l’importanza del confronto di oggi, promosso dalle Fondazioni di cui siamo soci fondatori e convinti sostenitori. Questo convegno richiama la necessità di una riflessione politica che rafforzi, con maggiore convinzione, l’importanza e necessità di implementare la partnership pubblico-privato. L’obiettivo che oggi ci accomuna è quello mantenere alto il profilo della città e guardare al futuro. E possiamo farlo anche e soprattutto intraprendendo un processo collaborativo in cui la pubblica amministrazione crea condizioni di condivisione e di collaborazione, e l’impresa realizza e persegue i propri obiettivi, anche economici, all’interno di una cornice di valore pubblico.”
Le imprese, ha aggiunto Rinaldi, “svolgono un ruolo fondamentale per la nostra comunità, e questo ruolo può diventare ancora più centrale se letto in un’ottica di partenariato, cioè di maggior integrazione con le politiche pubbliche. Per questo stiamo lavorando al fine di mettere a sistema azioni che non mirino soltanto ad incrementare le risorse destinate a progetti specifici, ma che vogliano costruire partnership solide con i soggetti privati, fondate su condivisione, corresponsabilità e collaborazione nel tempo”.
Infine, la parola agli esperti di economia e fiscalità – Giancarlo Attolini dello studio legale e tributario Asz Moore e Elena Iotti di Studio SGB & Partners – che hanno trattato fra l’altro l’efficacia e i vantaggi fiscali dell’Art Bonus sia per il sistema cultuale sia per le imprese. Oggi le imprese possono rendicontare e misurare, quindi gestire strategie obiettivi e risorse anche in tema di sostenibilità e cultura, posto che alla base di ogni azione in ambito di sostenibilità ci devono essere persone e territori: in ESG la ‘S’ di Sociale indica il capitale umano. Da sempre le imprese incidono su persone e comunità, coesione e territori, e in quest’ottica la cultura è un pilastro strategico ormai generalmente riconosciuto. Un pilastro che va sempre più consolidato, strutturato, per generare un interesse sempre maggiore.
In definitiva, investire in cultura non è solo un gesto mecenatistico, ma una strategia concreta di sviluppo sostenibile, capace di generare valore sociale misurabile, rafforzare la reputazione, migliorare gli indicatori ESG e posizionare le imprese in modo competitivo rispetto alle sfide future.
