JEAN DUBUFFET, l’arte in gioco

Materia e spirito 1943-1985

 

17 Novembre 2018 – 3 Marzo 2019
Mostra a cura di Martina Mazzotta e Frédéric Jaeger

 

Per la prima volta in Italia la grande figura di Jean Dubuffet, uno dei maggiori pittori del XX secolo, viene celebrata nella sua parabola di artista e in seconda istanza di studioso e collezionista.

Il percorso di mostra presenta una selezione di opere rappresentative delle diverse fasi di Dubuffet, nel quadro di una concezione dell’informale quale vera e propria cultura, o meglio contro-cultura, caratterizzata da uno stile coerente nel risolvere problemi di arte, di letteratura, di musica, di filosofia, di vita. Le opere provengono principalmente dal Museo di Arti Decorative di Parigi, dalla Fondation Dubuffet, da musei francesi, italiani, svizzeri e da collezioni private.
Si tratta di una visione dell’uomo e del mondo che inquadra Dubuffet, malgrado la sua posizione nei confronti dei mezzi poveri, democratici, quale artista-alchimista nel senso più antico del termine.

Una seconda parte propone una sezione sulla figura dell’artista quale inventore del termine Art Brut nonché studioso e collezionista di queste forme espressive. In un momento storico in cui i confini tra “arte ufficiale” e “arte degli outsiders” risultano sempre più mobili e porosi, l’improvvisa popolarità del termine Art Brut ha scatenato una frenesia che si sta ripercuotendo sul mercato dell’arte contemporanea, spesso senza che se ne risalga alle origini, alle formulazioni che si debbono a Dubuffet.

Il percorso termina con una sezione dedicata ai grandi protagonisti dell’Art Brut, da Dubuffet amati e collezionati, molti dei quali divenuti a tutti gli effetti parte integrante della storia dell’arte “ufficiale” del XX secolo. Le opere provengono principalmente dal Museo dell’Art Brut di Losanna e dal Museo di Gugging presso Vienna, in Austria.

Sono inoltre presenti opere dei due artisti italiani particolarmente cari a Dubuffet, Filippo Bentivegna e Carlo Zinelli, queste ultime provenienti dall’omonima fondazione.

Una mostra su Dubuffet e l’Art Brut si può rivelare oggi un evento espositivo innovativo, un’esperienza estetica che accompagna il visitatore a esplorare le vicende della storia dell’arte, moderna e contemporanea, attraverso binari paralleli a quelli “ufficiali” e più frequentemente battuti.

La più importante produzione grafica di Jean Dubuffet sarà presente in mostra, così come le sue dichiarazioni di poetica alle pareti, le sue musiche, i libri d’artista, i testi poetici e le straordinarie tavole dei Les Phénomènes (1958-1962). Una sezione riguarderà specificatamente le sue esperienze musicali e la ricostruzione dello spettacolo Coucou Bazar, organizzato dalla Fiat a Torino nel 1978.

 

Il nostro patrimonio: dove il passato incontra il futuro
 

Jean Dubuffet (1901-1985)

Dopo aver frequentato per due anni l’Accademia d’Arte locale, nel 1918 si reca a Parigi per frequentare l’Académie Julian, che lascia dopo pochi mesi. In questo periodo frequenta Suzanne Valadon, Fernand Léger e Raoul Dufy, ed ha una forte influenza su di lui il libro L’arte dei folli di Hans Prinzhorn.
Nel 1923 vive in Italia e nel 1924 in Sudamerica. Smette di dipingere per molti anni, lavorando come disegnatore industriale. Per un lungo periodo si occupa della gestione dell’azienda vinicola familiare di Buenos Aires.
La scelta di diventare pittore diventa definitiva nel 1942 e, nel 1944, tiene la sua prima mostra personale alla Galerie René Drouin di Parigi.
I diversi viaggi nel Sahara nel 47 e nel 49 lo segnano profondamente. New York lo colpisce, e vi risiede dal 1951 al 1952; dopodiché torna a Parigi e a Vence. Nel 1962 comincia a lavorare al ciclo dell’L’Hourloupe che terminerà del 1974. Nel 1966 da inizio ad una importante serie di sculture in polistirolo espanso dipinte con colori vinilici e a diversi progetti architettonici.
Nel 1967 dona 180 delle sue opere al Museo d’Arti Decorative di Parigi. Seguono negli anni ’70 numerose commissioni di monumenti architettonici da diversi paesi. A partire dal 1979 a causa di dolori alla schiena si dedica a diverse tecniche che gli permettono di lavorare rimanendo seduto.
Nel 1984 la Biennale di Venezia gli dedica un padiglione. Durante l’inverno scrive, in soli tre mesi, la sua biografia, muore a Parigi il 12 maggio 1985.

Comitato scientifico

Renato Barilli, presidente
Sophie Webel (Fondation Dubuffet)
Johann Feilacher (Museo Gugging Vienna)
Sarah Lombardi (Museo Art Brut Losanna)
Giorgio Bedoni
Giorgio Mastinu
Adolfo Tura