Settanta immagini in bianco e nero per scoprire uno dei protagonisti dell’arte portoghese del Novecento.
La mostra presenta per la prima volta in Italia l’opera del fotografo portoghese. Le 70 immagini in bianco e nero esposte sono state realizzate negli ultimi quarantacinque anni.
Gérard Castello-Lopes è nato in Francia a Vichy nel 1925. Si trasferisce in Portogallo dove frequenta le elementari, le scuole superiori e l’Università. Nella seconda metà degli anni Settanta e nei primi anni Ottanta lavora nella Missione permanente del Governo portoghese al Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Quello che pensa dell’impegno del fotografo è espresso in un suo colloquio con Sandro Parmiggiani inserito in catalogo: “Per me un paparazzo è un ladro di immagini. Io ho sempre associato all’atto di fotografare una qualità morale, quasi religiosa. Penso che il paparazzo sia un gangster della fotografia. E cioè, la possibilità di fotografare la principessa Diana mentre sta agonizzando nella sua Mercedes è per me qualcosa di talmente ripugnante che io credo ci dovrebbero essere delle sanzioni, tanto più che alcune di queste fotografie sono state proposte su internet per un milione e mezzo di dollari. Per me l’orrore è assoluto. Per me fotografare è un atto profondamente legato a un’idea morale che si ha nei confronti delle persone, nei confronti del mondo, nei confronti di se stessi”.
Numerose sono state le sue esposizioni personali e di gruppo in spazi pubblici – in Portogallo, Francia (Lopes vive a Parigi), Stati Uniti d’America, Giappone – e gallerie private. Lopes riconosce in Cartier-Bresson il maestro dell’esordio della sua attività di fotografo, con le “immagini rubate” che documentano la vita del Portogallo negli anni della dittatura di Salazar. La sua evoluzione successiva riserva una particolare attenzione ai caratteri formali dell’immagine.
Gerard Castello-Lopes. Vedere, il sogno di una vita
a cura di Sandro Parmiggiani
128 p., ill.
Skira, 2003